giovedì 28 aprile 2016

Torna alla luce il ghetto di Amsterdam

I resti del ghetto ebraico della Amsterdam del XVII secolo
(Foto: at5.nl screenshot)
Gli archeologi olandesi hanno da poco riportato alla luce quelli che pensano essere i resti di un ghetto/baraccopoli del XVII secolo nel centro di Amsterdam. La scoperta è stata fatta all'inizio di aprile da operai che stavano scavando per gettare le fondamenta di un complesso alberghiero e immobiliare.
L'archeologo Jerzy Gawronsky ha affermato che le persone che vivevano in questo ghetto erano poverissime. Nel ghetto, poco più di una baraccopoli tutto sommato, vivevano centinaia di persone in condizioni di vita estremamente precarie. In ogni piccola unità abitativa vivevano, ammassate le sulle altre, fino a dieci persone, in un'atmosfera carica di umidità e senza finestre. Originariamente, nel 1594, l'area era occupata da un cantiere navale, poi venne trasformata in luogo in cui concentrare gli ebrei poveri e il cantiere venne spostato altrove.
L'antico ghetto ebraico è stato documentato con fotografie prima di essere ricoperto. Gawronski ha affermato di aver anche trovato un bagno, forse un mikvah, all'interno dell'area. Amsterdam fu un importante centro di concentrazione degli ebrei che fuggivano dal Portogallo e dalla Spagna durante il periodo dell'Inquisizione.

Scarabeo egizio in terra israeliana...

Parte inferiore dello scarabeo trovato a Tel Dor e datato alla XIII Dinastia
(Foto: Tel Dor Excavations)
I ricercatori dell'Università israeliana di Haifa hanno annunciato di aver trovato un raro sigillo a forma di scarabeo, risalente a 3700 anni fa, a Tel Dor, un antico porto molto importante sulla costa sud di Haifa.
Si pensa che il sigillo appartenesse ad un funzionario egiziano della XIII Dinastia, vissuto nel XVIII secolo a.C.. Il nome del funzionario, presente sull'amuleto, non è ancora stato decifrato. In compenso è stata decifrata la sua carica che suona come "che è sopra il tesoro".
Lo scarabeo apparteneva certamente ad una persona di alto rango, probabilmente un vicerè del tesoro reale. Il ruolo del proprietario del sigillo era simile a quello rivestito dal biblico Giuseppe nel suo soggiorno egiziano. Tel Dor era una città portuale molto importante che rimase tale per migliaia di anni, fino a che i Romani costruirono Cesarea.
Tra le teorie su come lo scarabeo si a giunto a Tel Dor, vi sono quella che vuole che il proprietario fosse in visita alle autorità del posto oppure che l'oggetto sia arrivato in un secondo momento, più avanti nel tempo, quando, durante il periodo romano, gli antiquari dell'epoca venivano subissati dalle richieste di oggetti dell'antico Egitto.
Lo scarabeo è stato trovato fuori contesto e, probabilmente, non si verrà mai a sapere quanto e come sia arrivato a Tel Dor.

Trovate antiche assi in selce in Danimarca

Le due assi in selce trovate in Danimarca (Foto: museo di Viborg)
In una zona un tempo paludosa vicino al lago Tastum, nello Jutland, in Danimarca, sono state trovate due grandi assi in selce.
Gli archeologi del vicino museo Viborg pensano che le assi siano state gettate nell'allora palude come parte di un sacrificio rituale durante l'Età della Pietra, tra il 3800 e il 3500 a.C.. Una delle asce, della lunghezza di 50,5 centimetri, sarà esposta presto nel museo di Viborg prima di essere inviata, con la sua "compagna", al Museo Nazionale di Danimarca.

Trovata antica statuetta di Venere in Inghilterra

La statuetta acefala della cosiddetta "pseudo-Venere" trovata a Long Melford
(Foto: eadt.co.uk)
Un ritrovamento piuttosto raro, effettuato in un giardino a Long Melford, in Gran Bretagna, potrebbe essere l'anello mancante in una catena di forti costruiti dai Romani. Si tratta di una statuetta risalente al I o II secolo d.C., nota come "pseudo-Venere", trovata da archeologi volontari che stavano scavando un pozzo nel sud dell'Inghilterra.
La statua, secondo uno studioso, avrebbe un significato religioso. Frammenti di statue simili sono stati trovati a Colchester e lungo il Vallo di Adriano, dove c'era una serie di forti costruiti dai Romani. Anche se non esiste ancora la prova definitiva che a Long Melford potesse trovarsi un forte di questo genere, la statuetta sembra essere collegata in qualche modo ai frammenti di quelle rinvenute lungo il Vallo. Molto probabilmente vi era una serie di fortezze in tutto l'East Anglia, che comprendeva siti quali Colchester e Ixworth. Le fortezze erano solitamente collocate ad un giorno di marcia l'una dall'altra.
Alla statuetta di Venere mancala testa ed era dotata, originariamente, di un piedistallo. Gli archeologi sono convinti che vi era, un tempo, nel luogo dove attualmente sorge Long Melford, una città romana, i cui resti dovrebbero trovarsi al di sotto di quelli del successivo borgo mediovale. Per confermare che questa città era, in realtà, un forte militare, i ricercatori sperano di trovare elementi quali armature o fibule.

Mosaico particolare rinvenuto in Turchia

Il mosaico rinvenuto ad Antiocheia, Turchia (Foto: AA)
Un'antica citazione che suona più o meno così: "sii allegro, vivi la tua vita", in greco antico, è stata scoperta su un antico mosaico durante gli scavi nella provincia meridionale turca di Hatay.
L'archeologo Demet Kara, del Museo Archeologico di Hatay, ha detto che il mosaico è stato chiamato "mosaico dello scheletro" e che apparteneva ad una sala per banchetti di una casa del III secolo a.C., come altri resti emersi nella città di Antiocheia. Si tratta di un mosaico unico, in Turchia. Un mosaico analogo, ha affermato Kara, si trova in Italia anche se quello appena emerso in Turchia è più completo.

sabato 16 aprile 2016

Inghilterra, trovata necropoli preistorica

Una scatola da lavoro trovata in una delle sepolture
di Bulford (Foto: Wessex Archaeology)
A Bulford, località inglese dove vi sono resti della Seconda Guerra Mondiale, sono stati trovati due monumenti neolitici, dei pozzi preistorici ed un cimitero contenente 150 sepolture. Le sepolture sono state datate al C14 ad un periodo compreso tra il 660 e il 780 d.C.
Gli archeologi sperano di poter riportare alla luce i monumenti trovati accanto alla necropoli sassone. Si tratta di due tumuli tondi dell'Età del Bronzo dai quali sono emersi una ciotola, ossa di bovini selvatici e un coltello di selce. I tumuli si trovano sulla piana di Salisbury e sono stati piuttosto danneggiati dalle basi che vi sono state costruite durante la Seconda Guerra Mondiale.
La necropoli conteneva le sepolture di donne, uomini e bambini appartenenti, con tutta probabilità, ad una comunità locale, forse la prima comunità di Bulford. Alcune sepolture sono state riutilizzate, sembra, da membri della stessa famiglia.
La necropoli di Bulford venne scavata per la prima volta nel 1897
(Foto: Crown/Mod2016)

venerdì 15 aprile 2016

Atente, trovata una fossa comune nel Falero

I corpi trovati nella fossa comune ad Atene avevano le mani
legate (Foto: Ministero Greco della Cultura)
Nella zona del Falero, sulla costa a sud di Atene che fungeva, in età classica, da porto della città, gli archeologi hanno scoperto un'antica fossa comune contenente 80 corpi uno accanto all'altro, alcuni dei quali incatenati.
Le ossa scoperte nella fossa sembrano appartenere ad individui giovani, con una struttura ossea ben articolata, un'ottima dentatura e privi di fratture. Uno degli scheletri presentava ancora una punta di freccia confitta nella spalla. I resti umani giacevano ad una profondità di soli 2,5 metri e la loro datazione è piuttosto certa, vista la presenza, accanto ad essi, di due brocche trilobate. Si pensa risalgano al VII secolo a.C., il che collega questi scheletri con la vicenda ciloniana, un tentativo di presa del potere in Atene.
L'oinochoe trilobata trovata tra le gambe di uno degli scheletri
(Foto: Ministero Greco della Cultura)
Cilone era un nobile ateniese, vincitore dei Giochi Olimpici, che tentò un colpo di stato nel 632 a.C. con l'appoggio della città di Megara, dove era tiranno il suocero Teagene. L'oracolo di Delfi gli aveva consigliato di prendere di sorpresa Atene durante una festa dedicata a Zeus, che Cilone intese essere le Olimpiadi.
Il colpo di stato, però, non ebbe il risultato sperato e Cilone ed i suoi sostenitori si rifugiarono nel tempio di Atena posto sull'Acropoli della città. Mentre Cilone e suo fratello riuscirono a fuggire, i seguaci del primo vennero bloccati dai nove Arconti di Atene che li persuasero a lasciare il tempio e ad affrontare un processo, con l'assicurazione che sarebbe stata loro risparmiata la vita.
In seguito, a causa di un presagio interpretato come funesto, gli Arconti, guidati da Megacle, decisero di uccidere tutti i seguaci di Cilone. Megacle venne, poi, esiliato dalla città insieme ai membri della sua gente, gli Alcmeonidi, poiché si erano macchiati di empietà nei confronti della dea Atena. Gli Alcmeonidi "ereditarono" questa maledizione nelle generazioni future e perfino le ossa dei loro defunti vennero disotterrate e allontanate dalla città.

Messico: trovata lastra tombale di un sacerdote spagnolo

La lastra tombale rinvenuta a Città del Messico vicino l'attuale Cattedrale
della città (Foto: Eduardo Verdugo/Ap)
A Città del Messico gli archeologi hanno rinvenuto una pesante lastra di pietra posta a copertura di una tomba, quella di uno dei primi sacerdoti cattolici del Messico. La sepoltura si trova nella pavimentazione di quello che sembra essere stato, un tempo, un edificio sacro azteco e allude all'utilizzo di queste strutture da parte degli Spagnoli all'indomani della conquista del Messico. La lastra è stata trovata presso il sito dove, un tempo, sorgeva la prima cattedrale di Città del Messico, edificata nel 1524.
La lastra tombale è lunga quasi due metri ed è letteralmente affondata nel pavimento dell'antica chiesa cattolica, che aveva soppiantato il tempio azteco e ne aveva utilizzato lo stesso pavimento. Era solo stato dato un veloce strato di calce prima di adibire l'antica area al culto cristiano. Il nome del sacerdote inumato in questo interessantissimo luogo è Miguel de Palomares. Gli archeologi stanno ultimando le indagini volte alla precisa identificazione della sepoltura e sperano di trovare i resti del sacerdote, una volta sollevata la lastra di pietra che ricopre la sua sepoltura. De Palomares era un sacerdote piuttosto importante, morto nel 1542 e sepolto, sembra, nei pressi di un altare nell'antica cattedrale andata, oramai, perduta.
Nel 1821, prima che il Messico ottenesse l'indipendenza dalla Spagna, qualcuno praticò un'apertura nel pavimento in cui si trovava la tomba e vi lasciò un palo di legno o una croce. La lastra tombale mostra proprio un foro in corrispondenza dell'entrata del palo ed appare fratturata in due parti.

La barca solare di Hatshepsut

Le rovine del tempio di Khnum a Elefantina
(Foto: CC BY SA 4.0)
Il deposito di una barca solare con i blocchi di pietra per sostenerla, dell'epoca della regina Hatshepsut, è stato scoperto sull'isola di Elefantina. Gli studiosi sperano di ricavarne informazioni sulla religione dell'epoca. L'imbarcazione faceva parte di un edificio sacro risalente all'epoca di Hatshepsut.
L'Istituto Archeologico Germanico, che cura gli scavi sul posto, ha trovato diversi blocchi in pietra che servivano a sostenere l'imbarcazione quando non veniva utilizzata nelle processioni sacre. I blocchi giacevano nelle fondamenta del tempio dedicato a Satet, consorte di Khnum restaurato dal faraone Nectanebo II. Su alcuni di questi blocchi Hatshepsut è rappresentata con fattezze femminili e sicuramente si tratta di blocchi risalenti ai suoi primi anni di regno, perché negli anni successivi Hatshepsut venne raffigurata con fattezze maschili. Si tratta di uno dei pochissimi edifici dell'epoca ad essere stato scoperto. Gli unici altri edifici del periodo di Hatshepsut sono emersi a Karnak. Infatti, sotto il regno di Tuthmosis III sia il nome che le rappresentazioni della regina furono cancellati e sostituiti.
L'edificio, secondo i ricercatori, non era molto sviluppato in altezza. Aveva sicuramente una camera rivestita da pilastri in cui era collocata l'imbarcazione di Khnum. I pilastri, a loro volta, recavano la raffigurazione della divinità e di altri dèi, tra i quali Imi-peref, "colui che è nella sua dimora". Proprio per questo la scoperta è di particolare importanza per gli archeologi, poiché getta una luce nuova sulle divinità adorate durante il regno di Hatshepsut in particolare sull'isola di Elefantina.

martedì 12 aprile 2016

Scoperta un'antica sepoltura negli Emirati

Gli scavi archeologici accanto alla moschea di Al Qurayyah
(Foto: Fujairah Tourism and Antiquities Authority)
Un antico luogo di sepoltura è stato scoperto dagli archeologi che stanno operando nell'Emirato di Fujairah. Il sito risale ad un periodo compreso tra il 2000 e il 1600 a.C. ed è stato scoperto nei pressi di un cantiere a 14 chilometri dalla città di Fujairah.
La sepoltura si trova nel cortile esterno di una moschea in costruzione ad Al Qurayyah. Sono stati individuati resti ossei che si pensano essere quelli di uno dei primi abitanti della regione. Probabilmente la tomba fa parte dell'antica necropoli della zona, risalente a 4000 anni fa.
Gli archeologi tedeschi, che operano in situ, hanno anche scavato nuovamente dei resti architettonici appartenenti alla tarda Età del Bronzo a Qidfa, scoperta a metà degli anni '90 del secolo scorso. Le architetture sono state indagate con i più moderni mezzi a disposizione. La muratura è risultata risalire al 1550-1200 a.C. ed è considerata molto rara.

domenica 10 aprile 2016

Pomerania, trovato un santuario preistorico

L'area del santuario sciamanico in Pomerania durante lo scavo
(Foto: T. Galinski)
Circa 9000 anni fa, nei pressi dell'attuale lago Swidwie, in Pomerania, gli sciamani eseguivano misteriosi riti. Gli archeologi hanno scoperto tracce di questi antichi rituali.
Il sito ha cominciato ad essere studiato nel 2012, quando si credeva fosse un insediamento di cacciatori di 9000 anni fa. Il ritrovamento di ulteriori reperti hanno reso la scoperta più intrigante. E' stata, infatti, scavato un edificio trapezoidale costruito con pali, circondato da un arco di pietre poste a distanza uguale l'una dall'altra. Da questo luogo, nelle giornate limpide, si potevano osservare le stelle.
Tutti gli indizi portano a credere che questo luogo fosse, un tempo, un santuario. Nel tempo sono, infatti, emersi un incensiere di legno utilizzato per la purificazione rituale dei luoghi, un fascio di pezzi di legno, corteccia, piante e ossa di animali che è, forse, l'offerta di uno sciamano. Sono state anche individuate delle pietre di grandi dimensioni appartenenti al santuario: sienite, diorite, granito, quarzite, arenaria e del raro marmo rosso di Pomerania. A sorpresa è stata scoperta anche dell'ambra nera e della roccia vulcanica. Tutte le pietre mostrano segni di lavorazione.
Sparsi all'interno dell'area del santuario sono stati trovati numerosi oggetti in legno, corno e pietra le cui funzioni erano indubbiamente legate a rituali religiosi.

Trovata una pala per incenso in Israele

La pala per incenso trovata in Israele
(Foto: Eyad Bisharat, Israel Antiquities Authority)
Una pala per l'incenso decorata, utilizzata per spostare le braci da un luogo all'altro, e una brocca di bronzo sono stati recentemente rinvenuti negli scavi archeologici di Magdala, sulla riva occidentale del Mare di Galilea.
Il termine ebraico per pala d'incenso è "mehta" ed il vocabolo ricorre nella Bibbia, nel libro dell'Esodo. Si pensa che la mehta sia stato un attrezzo sacro, come tutti gli elementi utilizzati nel Tempio. Pale d'incenso appaiono piuttosto frequentemente nell'arte religiosa ebraica, associate con il Tempio. Si possono vedere sui pavimenti musivi delle sinagoghe accanto alle menorah.
Secondo l'archeologa Dina Avshalom-Gorni la pala trovata va ad aggiungersi alle altre dieci note nel paese e appartenenti al periodo del Secondo Tempio. Pala per incenso e brocca sono stati trovati una accanto all'altra sul pavimento di una stanza, nei magazzini che si trovavano adiacenti al molo di un grande insediamento ebraico sulla riva del mare di Galilea. Probabilmente si tratta di oggetti conservati come cimeli da una famiglia ebrea di Magdala.
La pala per incenso in bronzo trovata a Magdala come risulta dopo la pulitura
(Foto: Clara Amit, Israel Antiquities Authority)

Scoperto un antico tesoro nel nordovest della Bulgaria

Alcuni gioielli in argento trovati vicino Montana, nel nordovest della
Bulgaria (Foto: National Museum of History, Sofia)
Un tesoro composto di gioielli in argento sepolti intorno al 1680 durante la più grande ribellione dei cattolici bulgari contro l'impero Ottomano, è stato trovato nei pressi della città di Montana, nel nordovest della Bulgaria.
Il tesoro è stato consegnato dagli abitanti del luogo al Museo Nazionale di Storia di Sofia. Il tesoro è composto da una dozzina di ornamenti femminili risalenti al XVII secolo ed è molto probabile che sia stato nascosto durante la rivolta contro l'impero Ottomano. Nel 1396 l'impero bulgaro fu conquistato dagli invasori turchi ottomani, che iniziarono un periodo storico conosciuto con il nome di Giogo Ottomano che durò fino alla Liberazione Nazionale dell Bulgaria nel 1878 (nel 1912 per alcune regioni).
Durante questo periodo gli haiduti bulgari misero in atto una serie di azioni di guerriglia e diverse grandi rivolte tese a rovesciare l'impero Ottomano. Rivolte che si conclusero con la vittoria degli Ottomani e una feroce repressione dei rivoltosi. Una di queste rivolte è quella di Chiprovtsi, dal nome della città che ne fu base, nel nordovest della Bulgaria, un fiorente centro cattolico romano dell'epoca. La rivolta scoppiò dopo che l'esercito dell'impero austriaco ebbe preso Belgrado durante la Grande Guerra turca (1683-1689), con gli insorti che speravano nell'aiuto delle truppe austriache. La battaglia decisiva avvenne nell'ottobre del 1688 nei pressi dell'attuale città di Montana che, all'epoca, era conosciuta come Kutlovitsa, dove in questi giorni è stato rinvenuto il tesoro.
Si pensa che il tesoro sia stato sepolto durante la fuga della locale popolazione dalle violenze delle truppe ottomane. Del tesoro fanno parte una tiara, due ornamenti per la fronte, un paio di orecchini, due anelli ed altri oggetti tutti realizzati in argento. Forse si trattava di un patrimonio di famiglia. Prima di essere sepolti, gli oggetti vennero avvolti in una borsa di cuoio di cui si sono trovati i resti decomposti. Gli oggetti sono, probabilmente, opera di uno dei tanti fabbri che lavoravano metalli preziosi nella città di Chiprovtsi, noti in tutta l'Europa orientale. Per la creazione di questi gioielli, l'ignoto fabbro si servì di tecniche di lavorazione del metallo piuttosto complesse come la filigrana e la granulazione, con tracce di niello e una copertura simile al vetro, colorata di verde. La regione di Chiprovtsi era nota per le sue miniere d'argento, molto sfruttate nel XVI e XVII secolo.

La mummia degli Altai

Parte del contenuto della sepoltura trovata
sui monti Altai (Foto: Khovd Museum)
Sui monti Altai, che attraversano la Russia, la Mongolia e la Cina, ad un'altitudine di circa 2800 metri, sono stati trovati i resti di un'individuo femminile avvolti nel feltro. Si tratta di un personaggio apparentemente di alto rango. Nella deposizione della mummia gli archeologi hanno trovato una sella, delle briglie, un vaso d'argilla, una ciotola di legno, un bollitore in ferro e i resti di un abito tipico della Mongolia.
Sono stati trovati anche cuscini, una testa di pecora, una borsa in feltro ed ossa di capra e di cavallo. La sepoltura è la prima che si presenta completa in tutta l'Asia centrale, un evento estremamente raro, e permetterà ai ricercatori di studiare meglio le credenze religiose e i rituali degli antichi Turchi nativi della Mongolia.
Un aspetto interessante che i ricercatori hanno evidenziato è che i tessuti sono stati confezionati non solo con lana di pecora, ma anche con lana di cammello. Attraverso i resti degli abiti è stato possibile datare la sepoltura al VI secolo d.C.. I resti della giovane donna si trovavano a circa tre metri di profondità. Il suo corredo mostra la notevole capacità artigiana della cultura alla quale apparteneva.
I piedi della mummia degli Altai (Foto: Khovd Museum)

Un tesoro da preservare: l'Abbazia di Rambona

Cripta dell'Abbazia di Rambona (Foto: prolocotreia.it)
Gli storici pensano che l'Abbazia di Rambona, nelle Marche, sia stata costruita sul luogo dove, in epoca romana, sorgeva un tempio dedicato all'antica dea Bona. Durante gli scavi condotti in questo sito sono state trovate diverse testimonianze di questo periodo: monete, fregi in marmo, un'ara, una base di colonna, due capitelli ed un bronzo.
Bona era una dea figlia di Fauno, il cui culto assumeva caratteri misterici. E proprio il nome di questa divinità rimase nel nome del centro abitato successivo, Rambona, che alcuni studiosi vogliono sia derivato dall'espressione Ra cum Bona, che testimonierebbe anche della presenza, in situ, di un culto egizio. Bona, con le sorelle Cupra e Sibilla, era una divinità ctonia. Tutte e tre le dee erano fortemente connesse all'energia femminile della luna e della terra, al punto che Bona venne collegata al liquido amniotico. Ai piedi dell'Abbazia di Rambona, nascosto da una fitta vegetazione, c'è un fosso chiamato Fosso dell'Acqua Salata la cui composizione chimica è molto simile a quella del liquido amniotico.
Le tre absidi dell'Abbazia di Rambona (Foto: provincia.mc.it)
L'Abbazia di Rambona sorge a poca distanza da Macerata, lungo la media valle del fiume Potenza. Venne costruita tra l'892 e l'898 ad opera della regina longobarda Ageltrude, figlia di Adelchi, principe di Benevento e moglie di Guido, duca di Spoleto e marchese di Camerino. Sembra che il monastero fosse una cittadella con una rocca, dove i monaci vivevano in perfetta autosufficienza, al ritmo della regola dettata da San Benedetto.
Nel 1443 l'Abbazia venne saccheggiata ed incendiata da un capitano di Francesco Sforza. Il monastero venne completamente raso al suolo e la chiesa rimase abbandonata. Neanche il ritorno dei cistercensi, nel XVIII secolo, riuscì a ripristinare l'antica attività cenobitica dell'Abbazia di Rambona. Dell'antica chiesa sono oggi visibili solo il Presbiterio e la cripta.
Uno dei capitelli della cripta dell'Abbazia di Rambona (Foto: Tripadvisor)
La cripta è una sala divisa in tre navate sostenute da dodici colonne poggiate su basamenti diversi l'uno dall'altro, decorate con capitelli medioevali creati mettendo insieme materiali eterogenei e di colore diverso. Sotto la testata della navata di destra è stata scoperta una cella eremitica a pianta rettangolare, accessibile dalla cripta attraverso una piccola apertura. La tradizione vuole che questa fosse la cella dove si ritirava a meditare S. Amico, monaco, sacerdote e abate che dimorò nel monastero attorno all'anno 1000. Si pensa che la costruzione del Presbiterio e della cripta sia legata ai resti di S. Amico, ai quali bisognava trovare degna collocazione.
Amico era figlio del castellano di Pollenza e portava il nome di un soldato di Carlo Magno morto in combattimento e venerato come martire a Mortara. Era raffigurato come un uomo molto alto, per l'epoca, avvezzo all'uso di strumenti agricoli. Un stampa su rame lo rappresenta in estasi, vestito da abate, con un lupo accanto, animale che lo accompagna spesso nelle iconografie. Amico morì a Monte Milone, dove era stato trasportato nell'Ospizio di Santa Maria (forse attuale chiesa di S. Francesco). In seguito la salma venne trasportata a Rambona.
Il ritrovamento più importante avvenuto nel luogo abbaziale è senz'altro un piccolo santuario scavato nella roccia e dedicato al culto della dea Bona: un ipogeo, in sostanza, con corridoio e scala di accesso che, un tempo, comunicava direttamente con la cripta e con la navata centrale della chiesa.
Il Dittico di Rambona (Foto: izi.travel.it)
La parte absidale è l'unica a presentare caratteri stilistici della struttura originaria. La facciata e i fianchi laterali della chiesa, infatti, hanno subito diverse trasformazioni che le hanno portate a modificarsi in abitazioni private. L'originario impianto era a navata unica con una profonda abside accompagnata da due sacelli anch'essi absidati e comunicanti con la navata. La Soprintendenza ha recentemente rinvenuto resti di decorazione scultorea e pittorica nonché elementi architettonici che confermano questa planimetria.
Gli affreschi, restaurati e riportati in parte all'antico splendore, sono databili solo in parte con certezza al XV-XVI secolo. In altri casi gli studiosi sono propensi a collocarli in un ampio arco temporale che dal XIII al XVI secolo.
L'unico oggetto rimasto dell'antico tesoro rambonese è il Dittico di Rambona, due piccole tavole in avorio delle dimensioni ciascuna di 31,50 x 14 centimetri, unite da una cerniera che, un tempo, dovevano essere riposte chiuse. Nella tavola di sinistra vi è l'immagine di Cristo crocifisso. Alla sinistra di quest'ultimo compare l'immagine di Maria, alla destra quella di Giovanni, il discepolo preferito. La croce è piantata su un monte fiorito e Maria indossa le vesti delle imperatrici bizantine. Sopra la croce compaiono le raffigurazioni personificate del sole e della luna, uniche nel loro genere, dal momento che i due astri erano solitamente rappresentati con due semplici tondi. Sotto la croce compare la lupa romana con aspetto feroce, che difende i due gemelli Romolo e Remo.
Nella tavola di destra compaiono due angeli con sei ali accanto al trono dove è assisa la Vergine che sorregge il Bambino. Sotto di lei compaiono i ritratti dei tre santi titolari della Badia: San Silvestro, San Flaviano e S. Gregorio Magno, le mani aperte e sollevate all'altezza delle spalle.
Alcuni studiosi attribuiscono il Dittico - oggi conservato nel Museo Sacro della Biblioteca Apostolica in Vaticano - alla fine del X secolo, momento di particolare vivacità dell'ordine benedettino che andava diffondendosi ovunque, in Italia, ma soprattutto nelle Marche. Secondo Hermanin il Dittico venne commissionato dall'Abate Olderigo ad un ignoto artista romano per il Cenobio di Rambona.

domenica 3 aprile 2016

Nuove notizie sugli Etruschi? Scoperta una stele in Toscana

La stele trovata a Poggi Colla, in Toscana (Foto: intoscana.it)
Gli archeologi hanno scoperto, in Italia, un raro testo sacro in lingua etrusca che può portare molti dettagli nella conoscenza non solo della lingua ma anche della religione etrusca. Il testo è piuttosto lungo ed è inciso su una grande lastra di pietra arenaria. E' stata scoperta nelle fondamenta di un tempio etrusco.
La lastra pesa circa 227 chilogrammi e reca almeno 70 lettere leggibili e persino segni di interpunzione, ha detto il Professor Warden, professore emerito della Southern Methodist University di Dallas, che ha finanziato il progetto. La lastra è stata scoperta incastrata tra le fondamenta di un tempio monumentale dove era stata sepolta per più di 2500 anni. In due decenni di scavo il Progetto Archeologico Valle del Mugello ha portato alla luce oggetti di culto etruschi, doni alle divinità e oggetti legati alla vita quotidiana di questo antico popolo. Questi oggetti risalgono ad un periodo che va dal VII al II secolo a.C. e comprendono anche gioielli in oro, monete, la prima scena di parto in Europa e quattro bronzetti di VI secolo a.C.
La stele contiene prove di un culto religioso con dediche a templi monumentali presenti fino al 525-480 a.C.. Il suo riutilizzo nelle fondamenta di un tempio più tardo parla di un cambiamento profondo nella città in cui sorgeva il tempio e nella struttura della società etrusca. La stele è stata forgiata con materiale locale e si presenta fortemente danneggiata, con delle abrasioni e un lato che reca tracce di incendio di epoca tardo antica che ne ha alterato il colore.
Dopo essere stata ripulita, la pietra sarà sottoposta a fotogrammetria e scansioni laser per essere tradotta da Rex Wallace, dell'Università del Massachuset. Potrebbe rivelare, infatti, il nome della divinità adorata nel tempio di Poggi Colla, la località toscana dove è stata rinvenuta la stele. Le iscrizioni lunghe in lingua etrusca sono rare e questo fa ben sperare su nuovi progressi sull'interpretazione dell'idioma di questo popolo.

Scavata una necropoli a Gebel el Silsila, Egitto

L'accesso ad una delle sepolture trovate a Gebel el Silsila
(Foto: Gebel el Silsila Project 20169
Nel luogo dove vi è un'antica cava, a Gebel el Silsila, a nord di Assuan, in Egitto, è stata scoperta una necropoli di 3400 anni fa, composta da decine di sepolture scavate nella roccia e risalenti al Nuovo Regno. I blocchi di granito di Gebel el Silsila furono utilizzati per la costruzione di quasi tutti i più grandi templi dell'antico Egitto.
Finora gli archeologi hanno documentato più di 40 tombe, tra le quali un piccolo santuario che sorgeva sulle rive del Nilo. Operano sul luogo i ricercatori dell'Università di Lund. Molte sepolture sono in cattive condizioni a causa dell'erosione e delle infiltrazioni dell'acqua ed a causa della presenza del sale. Gli archeologi collaborano con il Ministero delle Antichità e con gli ispettorati generali di Kom Ombo e Assuan.
Il santuario portato alla luce è di dimensioni ridotte, scavato nella roccia, con due camere sepolcrali che si aprono verso il fiume ed un porta interna il cui architrave è decorato con un disco solare alato. Le altre sepolture sono composte da una o due camere scavate nella roccia, non decorate, con una o più cripte al di sotto della pavimentazione. L'accesso avviene solitamente attraverso una serie di passaggi che scendono nel terreno. A causa dell'assenza di decorazione non si sa chi sia stato sepolto in queste tombe, anche se gli archeologi, basandosi sull'elaborazione dell'architettura, pensano siano state assegnate a persone di rango superiore ai semplici cavatori di granito. Probabilmente si trattava di funzionari di rango inferiore al visir.
Sono stati trovati frammenti di gesso dipinto, forse appartenente a sarcofagi decorati, pezzi di bende che dovevano avvolgere delle mummie, perline e amuleti che suggeriscono che le sepolture appartenevano a persone di un certo status sociale. E' stato rinvenuto anche un anello che reca il cartiglio del faraone Tutmosis III Men-Kheper-Ra ed uno scarabeo con il nome del faraone.
Lo scavo non è stato un compito facile poiché le sepolture erano state riempite d'acqua a causa delle periodiche inondazioni del Nilo. Analisi preliminari su resti di ossa recuperati parlano di sepolture eterogenee di uomini, donne e bambini di ogni età.

Sicilia, nuove scoperte nella villa di Realmonte

Gli archeologi sul sito dell'antica villa di Realmonte, in Sicilia (Foto: USF) Gli archeologi hanno scoperto nuovi reperti di un...