venerdì 28 ottobre 2016

Le vite di Assos

Rovine dell'antica Assos (Foto: historvius.com)
Scavi archeologici nell'antica città di Assos, nel distretto nordoccidentale turco di Canakkale Ayvacik, hanno portato alla luce quella che sembra essere stata una locanda. Il Dipartimento di Archeologia dell'Università di Canakkale Onsekiz, guidato dal Professor Nurettin Arslan, ha concentrato le sue ricerche prevalentemente tra le rovine di epoca bizantina che si trovano nella parte più interna della città antica.
L'esistenza del complesso appena scoperto è menzionata nelle fonti antiche, ma non era stata mai provata finora. L'edificio aveva una sua panetteria, una cucina e delle cisterne per risolvere le esigenze dei viaggiatori dell'epoca. Comprendeva anche una cappella e diversi alloggi collegati tra loro.
Durante gli scavi sono state messe in luce anche delle dimore crollate durante un terremoto di epoca bizantina, nella parte inferiore dell'agorà, probabilmente un complesso di case appartenenti a nobili bizantini. Le fonti antiche riportano che proprio ad Assos Aristotele visse tra il 347 e il 345 a.C.. Aveva qui una scuola di filosofia ed aveva sposato la nipote del re, Ermia.
La città di Assos, sulla costa egea dell'attuale Turchia, venne fondata dai Greci intorno al VII secolo a.C.. Oggi il nome del sito è Behramkale ed è una località balneare. La città è passata attraverso diverse dominazioni, durante la sua lunga esistenza. I Persiani si impadronirono di Assos già nel IV secolo a.C. per venir cacciati pochi anni dopo da Alessandro Magno. Più tardi la città passò sotto il controllo della vicina Pergamo, fino al 133 a.C., quando arrivarono i Romani.
Oltre ad Aristotele, la città venne visitata anche da San Paolo. Il tempio più famoso di Assos è quello dedicato ad Atena, che sorge sul crinale di un vulcano spento.

Fonte:
hurriyetdailynews.com

giovedì 27 ottobre 2016

Le tante "vite" di Pisa

Gli scavi a Pisa (Foto: pisainformaflash.it)
Una scoperta che getta luce sulla Pisa tardoantica e confermerebbe le ipotesi della storica Gabriella Garzella che ha teorizzato l'esistenza di una cinta muraria precedente a quella realizzata a partire dal XII secolo. Grazie ai lavori per i cassonetti interrati, che hanno permesso di scavare fino ad una profondità di tre metri, in via Maffi, proprio dove ipotizzato dalla studiosa, sono affiorati i resti delle mura tardoantiche della città. Probabilmente risalgono al VI secolo, ulteriori indagini permetteranno di definire meglio i particolari. L'esistenza di mura così antiche, che presuppongono ingenti capacità finanziarie, confermano l'importanza commerciale e politica della città già nell'alto medioevo se non prima.
E' quanto emerso dalla presentazione che si è tenuta nella Sala delle Baleari del Comune di Pisa sui ritrovamenti archeologici resi possibili dai cantieri per i cassonetti interrati. Oltre alle mura altomedievali sono stati ritrovati i resti di due domus romane, in via Capponi e via Maffi, di un chiostro del XII secolo in piazza San Sepolcro, delle due chiese medievali di San Lorenzo in Pellicceria e San Lorenzo alla Rivolta (rispettivamente in via Roma e in piazza Martiri della Libertà), delle opere idrauliche del fosso del Mulino in piazza San Silvestro, di case-torri medievali in via Giusti (furono rase al suolo per la costruzione del Tribunale), di strade e piazze medievali.

Fonte:
pisainformaflash.it

mercoledì 26 ottobre 2016

Ancora scoperte nella villa dell'Oratorio a Pisa

Particolare degli scavi (Foto: unipi.it)
In provincia di Firenze è stata scoperta una villa aristocratica tardo antica, con annesso impianto termale. Gli scavi sono condotti dagli studenti dell'Ateneo sotto la direzione scientifica del Professor Federico Cantini.
"Si tratta di un complesso architettonico del tutto eccezionale - spiega Federico Cantini - probabilmente interpretabile come triclinio monumentale, che fa parte di una villa la cui proprietà è stata attribuita all'aristocratico Vettio Agorio Pretestato, vissuto nel corso del IV secolo, ricordato in un'iscrizione rinvenuta nello stesso sito".
Lo scavo, che sarà aperto al pubblico sabato prossimo, ha messo in luce anche parte di un impianto termale, di cui rimangono alcuni vani e parte del sistema di sospensioni che sorreggevano il pavimento rialzato degli ambienti destinati ai bagni caldi. La villa, che rappresenta un esempio eccezionale delle grandi residenze delle aristocrazie tardo antiche, ha avuto un ampliamento nel V secolo d.C. per poi essere abbandonata nella prima metà del VI secolo. La campagna di scavo, che iniziata a settembre si concluderà a fine di ottobre, ha consentito di raccogliere dati pure su una frequentazione altomedioevale del complesso, probabilmente legata alla sua spoliazione. Il progetto di ricerca vede coinvolti anche altri docenti dell'Ateneo e del CNR di Pisa: la Professoressa Fulvia Donati, per lo studio degli intonaci dipinti, e i Professori Marco Lezzerini e Vincenzo Palleschi, per le analisi archeometriche.

Fonte:
unipi.it

Plovdiv, trovato un importante frammento paleocristiano

L'affresco ritrovato nella basilica di Plovdiv (Foto: sofiaglobe.com)
Gli archeologi che stanno lavorando al sito della grande basilica di Plovdiv, in Bulgaria, la più grande chiesa paleocristiana dei Balcani, hanno scoperto un affresco raffigurante San Pietro. Il frammento risalirebbe al XIII-XIV secolo.
Sono stati rinvenuti due strati pittorici, probabilmente attribuibili ad un maestro di Costantinopoli, un lavoro piuttosto preciso e magistrale. Il ritrovamento di questo frammento conferma l'importanza della chiesa nell'antichità e, soprattutto, nel medioevo.
Vicino l'affresco, gli archeologi hanno rinvenuto un'iscrizione con il nome del donatore, Avram. L'iscrizione è in greco bizantino. Si pensa che la chiesa servisse ad una necropoli del X-XI secolo. Nei pressi dell'ingresso della struttura religiosa sono state trovate una serie di raffigurazioni di uccelli tra cui un pavone multicolore.

Fonte:
sofiaglobe.com

domenica 23 ottobre 2016

Il cavaliere del Castello di Stirling

Ricostruzione del volto dell'uomo sepolto sotto il Castello di Stirling
(Foto: dailymail.co.uk)
Nel 1997 una cripta piena di scheletri venne riportata alla luce durante gli scavi nel Castello di Stirling, in Scozia. Quello che si riteneva, un tempo, essere le cucine del governatore si è rivelata essere la cappella di palazzo, ritenuta perduta, costruita nei primi anni del 1100. La piccola cappella, dedicata a San Michele, cadde in disuso dopo che venne costruita, da Giacomo IV, la grande cappella reale forse per fare penitenza in occasione della morte del padre.
La cripta conteneva gli scheletri di almeno sei maschi, una femmina e due bambini che avevano ricevuto tutti una sepoltura cristiana. Nel medioevo, quando la vita era piuttosto difficile a causa delle guerre che infuriavano tra Scozia e Inghilterra, solo i membri della nobiltà potevano aspirare ad una sepoltura cristiana all'interno di una cripta. Malgrado il passare dei secoli, gli archeologi sono fiduciosi nella possibilità di identificare almeno uno dei defunti, quello al quale apparteneva lo scheletro meglio conservato e più robusto.
La Dottoressa Jo Buckberry, dell'Università di Bradford
esamina i resti dello scheletro femminile rinvenuto accanto
allo scheletro del cavaliere (Foto:dailymail.co.uk)
La squadra di archeologi, guidata dalla Professoressa Sue Black, sta cercando informazioni dalle ossa, al fine di ricostruire l'identità del defunto, che aveva una corporatura simile ad un giocatore di rugby. L'uomo apparteneva sicuramente alla nobiltà ed era alto circa 1,70 metri. Aveva un fisico robusto e alcune scanalature profonde sulle ossa della spalla suggeriscono che doveva aver sviluppato in modo particolare la muscolatura.
La professoressa Sue Black, basandosi sullo stato sociale del defunto e la sua corporatura, ha concluso che l'uomo era, probabilmente, un cavaliere. La formazione del figlio di un nobile dell'epoca cominciava intorno all'età di 15 anni. A quest'età il giovane doveva indossare armature pesanti e brandire spade e scudi. Ulteriori prove rilevate sullo scheletro hanno rilevato che l'uomo trascorreva molto tempo a cavallo. Mentre la parte superiore dello scheletro, specialmente la schiena e le spalle, erano piuttosto sviluppate, la parte inferiore dello scheletro non sembra essere particolarmente forte. Il fatto che si trattasse di un cavaliere è ulteriormente comprovato da segni di traumi ripetuti ai malleoli.
Lo scheletro del cavaliere mostra, inoltre, segni di gravi ferite nella parte anteriore del cranio, dove venne colpito, molto probabilmente, da un'ascia o una spada. Questo colpo non lo uccise ma gli procurò sicuramente un grave trauma cranico. I ricercatori pensano che ad uccidere l'uomo fu, piuttosto, una freccia.
Il Castello di Stirling (Foto: dun_deagh, Flickr)
Una delle sfide più interessanti per gli archeologi era quella di scoprire se l'uomo fosse scozzese o inglese. La datazione al radiocarbonio fissa l'esistenza dell'uomo al 1290-1350 circa. All'interno di questo limitato range temporale, il Castello di Stirling, che si trova al confine tra la Scozia e l'Inghilterra, cambiò di mano diverse volte. Inoltre forze francesi appoggiavano gli scozzesi contro gli inglesi. Le analisi mineralogiche sui denti e le ossa hanno rivelato una dieta basata sul consumo di una grande quantità di pesce salato. Il pesce conservato era l'alimentazione principale delle truppe inglesi lontane da casa.
Un'ulteriore analisi  suggerisce che l'uomo di cui si stanno studiando le ossa è cresciuto in una regione del sud dell'Inghilterra o della Francia occidentale. Gli storici escludono che l'uomo fosse francese, poiché le truppe francesi non si trovavano vicino il Castello di Stirling, all'epoca. Quindi l'uomo doveva essere un cavaliere inglese, ucciso da una freccia scozzese mentre le truppe inglesi occupavano il castello.
Le prove trovate nel castello indicano che quest'ultimo era occupato, all'epoca della morte dell'uomo, da un Sir John de Stricheley, signore di Buckinghamshire, membro anziano della guarnigione del castello, morto nel 1341. Probabilmente è questa l'identità del misterioso scheletro scoperto nel Castello di Stirling. Ora i ricercatori cercano una conferma a questa ipotesi.
Accanto allo scheletro del cavaliere, morto all'età di circa venti anni, è stato rinvenuto quello di una donna, uccisa da un colpo di mazza alla testa. L'identità di questa donna non potrà mai essere scoperta, dal momento che, all'epoca della sua morte, le donne non erano ritenute così importanti da registrarne l'identità.

Fonti:
ancient-origins.net
bbc.com
dailymail.co.uk

Scavi nel palazzo di Khirbat al-Minya

Peso in vetro del primo periodo islamico trovato a
Khirbat al-Minya (Foto: Volker Grunewald, JGU)
Gli archeologi della Johannes Gutenberg University di Mainz, in Germania, hanno iniziato, a settembre 2016, gli scavi nel palazzo del primo periodo islamico di Khirbat al-Minya, sulle rive del mare di Galilea, in Israele. La squadra di ricercatori, guidati dal Dottor Hans-Peter Kuhnen, spera di trovare il sito sul quale venne costruito il palazzo per scoprire se l'edificio sia stato utilizzato per scopi diversi da quelli residenziali all'indomani del catastrofico terremoto del 749 d.C.
Il palazzo del califfato, ancora in costruzione all'epoca del terremoto, subì gravi danni. In seguito perse la sua funzione palaziale e venne riutilizzato solo da artigiani, commercianti e agricoltori. Tra i manufatti rinvenuti negli scavi è stato trovato un peso in vetro di 12 millimetri di diametro, con un'iscrizione in arabo che proclama la "gloria ad Allah", indicando che i commercianti musulmani erano attivi, in questo luogo, nel IX o X secolo.
Un'altra importante scoperta è quella di strutture per la lavorazione dello zucchero di canna, che inizialmente provocò un boom economico nella Terra Santa del medioevo, ma che successivamente portò alla desertificazione di ampie fasce della regione.
Durante lo scavo del terreno, sotto le fondamenta del palazzo del Califfato, gli archeologi hanno scoperto le prove di quello che potrebbe essere stato un drammatico passaggio della storia del luogo prima che il palazzo venisse costruito. Almeno in due periodo, durante l'epoca successiva al dominio romano, le condizioni meteorologiche estreme hanno provocato consistenti danni ambientali che hanno portato alla sepoltura di strutture più antiche del palazzo.
Gli archeologi tedeschi avevano iniziato gli scavi negli anni tra il 1932 e il 1939, determinati ad accertare che il palazzo venne costruito sotto i califfi Walid I (705-715 d.C.) e Walid II (743-744 d.C.). Lo scoppio della seconda guerra mondiale portò ad un'interruzione degli scavi.
In aggiunta agli scavi, gli archeologi dell'Università di Mainz stanno portando avanti un progetto di conservazione per prevenire l'ulteriore deterioramento, già in atto, delle rovine del palazzo. Il progetto conservativo è portato avanti da una squadra di restauro tedesco-israeliana.

Fonte:
Johannes Gutenberg-Universitat Mainz

Antichi cantieri sull'isola di Dana, in Turchia

Vista dall'alto delle recenti scoperte sull'isola di Dana, in Turchia
Un enorme cantiere navale, forse il più antico del mondo, è stato scoperto sull'isola di Dana, nel distretto di Silifke, nella provincia meridionale turca di Mersin. Gli studiosi credono che l'enorme cantiere, che comprende quasi 270 scali di alaggio, possa far luce su 400 anni di "secoli bui" del Mediterraneo.
Hakan Oniz, capo del Dipartimento di Archeologia Subacquea dell'Università di Selçuk ha affermato che le ricerche subacquee sono iniziate già nel 2015, nel tentativo di portare alla luce reperti archeologici sulle coste di Mersin. Proprio queste ricerche hanno permesso di recuperare parte di relitti antichi, anche se la scoperta più emozionante è stata quella costituita da uno sperone in ferro rinvenuto a 35 metri di profondità, utilizzato come arma dalle antiche navi da guerra. E' stata la prima scoperta del genere al mondo.
Gli archeologi sono rimasti sorpresi nel trovare decine di scali nella parte settentrionale dell'isola. Nel 2016, poi, è stato portato alla luce un enorme cantiere dove potevano essere assemblate ben 274 navi contemporaneamente. E' l'unico cantiere al mondo di questo genere. Ora i ricercatori stanno lavorando alla sua datazione, anche se si pensa possa risalire al 1200 a.C., nella Tarda Età del Bronzo.
L'isola di Dana era conosciuta, un tempo, come l'isola dei Danai, una popolazione del XII secolo a.C., citata per la prima volta dal re hittita Telipinu. Questo periodo della storia del Mediterraneo è stato battezzato "epoca buia" poiché si hanno scarse informazioni storiche ed archeologiche riguardo ad un lasso temporale di 300-400 anni. Molto probabilmente vi fu una grande siccità, terremoti ed epidemie in questa parte di mondo. Anche le fonti antiche accennano ad una carestia verificatasi in questi anni. Molto probabilmente i Danai, unitamente ad altre popolazioni afflitte dalla carestia, attaccarono l'Egitto per far razzia di grano. 

Fonte:
hurriyetdailynews.com
Tifoni e Nereidi emersi dagli scavi nella villa di Augusto
(Foto: National Geographic)
L'imponente edificio romano noto come Villa di Augusto o villa dionisiaca, posto alle falde del Monte Somma, continua a stupire studiosi e appassionati di archeologia.
La villa, rinvenuta negli anni '30 del secolo scorso, conquistò immediatamente gli accademici di allora che ne compresero subito l'importanza. La sua ubicazione "apud urbem Nolam" (nei pressi della città di Nola), come si legge nel primo libro degli "Annales" di Tacito, portò i ricercatori del tempo a pensare di aver trovato la residenza dove morì l'imperatore Ottaviano.
Fu solo nel 2002, però, che, grazie ad un programma di ricerca multidisciplinare dell'Università di Tokyo, si riuscì a rimuovere buona parte degli spessi strati vulcanici dell'eruzione del Vesuvio del 472 d.C., che ricoprivano quasi interamente il complesso edilizio. Vennero alla luce strutture della prima età imperiale, che continuarono ad essere utilizzate fino al V secolo d.C., cambiando carattere e funzione.
Il sito ha già restituito ricche decorazioni, mosaici, statue e pitture, suscitando sempre più l'interesse degli addetti ai lavori e fornendo materiale per mostre ed esposizioni come quella in Giappone (ad Aichi e a Tokyo) in occasione dell'expo del 2005. Ma le sorprese, a quanto pare, son ben lungi dall'essere terminate.
Statua di Dioniso di impostazione ellenistica, alta 1,60 metri. La statua
era collocata in una nicchia dell'ambiente più grande della villa
(Foto: National Geographic)
Nell'ultima campagna di scavo diretta dal Professor Masanori Aoyagi, dell'Università degli Studi di Tokyo, su progetto del Professor Antonio De Simone, dell'Università di Napoli Suor Orsola Benincasa, sono state messe in luce le mura perimetrali di una grande cisterna di contenimento delle acque. Le misure sembrano essere sorprendenti. "In base alle strutture rinvenute", afferma il Professor De Simone, "riteniamo che la sua larghezza sia pari a dieci metri per una lunghezza non inferiore ai trenta. Tali dimensioni ci danno l'idea di come questa costruzione per la conservazione delle acque sia stata utile alla vita di un complesso residenziale ed industriale che appare sempre più considerevole. Osservando attentamente la pavimentazione della vasca, inoltre, si possono notare le basi cilindriche di alcuni pilastri che dovevano reggere una complessa volta ad archi".
Panoramica della cisterna (Foto: National Geographic)
Oltre alle dimensioni, la cisterna è caratterizzata anche dal suo posizionamento rispetto alla retrostante residenza. "Abbiamo notato da subito", continua il Professor De Simone, "la sua posizione obliqua e non conforme agli assi di allineamento della villa. Questo ci suggerisce il fatto che potesse raccogliere più facilmente le acque di dilavamento, provenienti dai vicini rilievi". La funzione primaria della cisterna, quindi, sarebbe stata quella della conservazione dell'acqua necessaria anche all'irrigazione dei terreni agricoli attigui. Proprio uno di questi è stato riconosciuto ai margini di uno dei muri perimetrali ed è attualmente in fase di studio.
La presenza di questa cisterna indica e conferma una fase  già nota della villa, che riflette un momento di profonda crisi, verificatosi nella seconda metà del IV secolo d.C.. In questo periodo le cose cambiarono gradualmente ed alcune aree di rappresentanza diventarono spazi utili alla produzione agricola. Questo risulta evidente, in particolare, in un ambiente posto proprio accanto al salone d'ingresso che prima di essere suddiviso in due locali ben distinti - come una stalla ed una dispensa - presentava una complessa pavimentazione a mosaico.
"La crisi della seconda metà del IV secolo, coinvolge tutto l'impero", dichiara ancora il Professor De Simone, "e qui appare evidente con il cambio di destinazione d'uso dei diversi ambienti che costituiscono la villa. Durante gli scavi, ci imbattiamo sempre più spesso in contesti che ci testimoniano di questi radicali cambiamenti". Fare luce sulle fasi che si sono susseguite durante il lungo periodo di declino è certamente uno degli obiettivi che nei prossimi anni si prefiggono di raggiungere i ricercatori.
Durante l'ultima campagna di ricerca, nel corso di una fase di approfondimento sul fondo della pavimentazione della cisterna, gli archeologi si sono imbattuti in un ulteriore ritrovamento. Ancora una volta a riemergere sono state strutture murarie certamente precedenti alla realizzazione della cisterna. Quest'ultima costruzione, però, è stata solo "intercettata" e gli elementi utili alla sua interpretazione sono ancora insufficienti.

Fonte:
nationalgeographic.it

venerdì 21 ottobre 2016

Anfore romane nel mare di Portofino

Le anfore ritrovate a Santa Margherita Ligure (Foto: Ansa)
E' stato ritrovato sul fondo al largo delle coste di Portofino il relitto della nave romana che trasportava le anfore da vino del generale Lucio Domizio Enobarbo pescate al largo della città il 27 maggio scorso.
Sabato prossimo nel municipio del Comune di Santa Margherita Ligure, la Sovrintendenza ligure insieme all'Area Marina Protetta di Portofino e alla Guardia Costiera presenterà il ritrovamento del relitto.
Le ricerche del relitto partirono quando un pescatore di Santa Margherita Ligure pescò quattro anfore riportanti dei bolli, sigle che indicano con esattezza la loro provenienza, la fornace e lo schiavo che le aveva realizzate. Consegnate alla Sovrintendenza, le anfore sono databili tra il II e il I secolo a.C. e, vista la loro grandezza, da subito si era ipotizzato che facessero parte di un grosso carico di una nave piuttosto grande. L'ubicazione del ritrovamento è segreta per evitare episodi di sciacallaggio.

Fonte:
ansa.it/liguria

giovedì 20 ottobre 2016

Urne romane in Pomerania

L'urna scoperta a Czelin (Foto: PAP Science adn Scholarship in Poland)
La tomba e l'urna di un guerriero con elementi caratteristici dell'epoca romana, sono state scoperte a Czelin, nella Pomerania occidentale, dai ricercatori del Museo Nazionale di Szczecin. Nell'urna, completamente conservata, oltre ai resti umani cremati c'erano anche una punta di lancia, un coltello, un set di oggetti in bronzo per cintura, dei corni potori ed una fibula. Tutti questi elementi riportano al periodo iniziale della dominazione romana.
Altre 15 sepolture sono state scoperte, quest'anno, a Czelin, tra le quali tre sepolture in urna e due in fossa. Tutte le tombe, senza eccezione, contengono i resti cremati di individui vissuti durante l'epoca romana. La cremazione era una caratteristica della necropoli di Czelin. La parte di quest'ultima studiata quest'anno può essere datata ad un periodo compreso tra il I e il II secolo d.C.
La necropoli di Czelin è la più grande necropoli di epoca romana nota sul corso del fiume Odra. Negli anni passati sono stati rinvenuti diversi manufatti, molti dei quali di origine romana e scandinava. A Czelin gli archeologi hanno ritrovato, oltre ad elementi di epoca romana, anche una sepoltura con resti scheletrici e ceramiche associate alla cultura neolitica Corded Ware.

Fonte:
archaeologynewsnetwork.blogspot.it

Bulgaria, trovato il cuore della...zarina

Il gioiello scoperto a Veliki Preslav, forgiato con oro a 23 carati
(Foto: Trud daily)
Un gioiello in oro, di notevole fattura, a forma di cuore, decorato con uno smalto a cinque colori, è stato scoperto dagli archeologi durante gli scavi a Veliki Preslav, nella Bulgaria nordorientale, capitale, un tempo, del primo impero bulgaro dall'893 fino al 970. Si pensa che il gioiello sia appartenuto alla moglie dello zar Pietro.
Il gioiello è in oro 23 carati e si trovava tra le rovine di quella che si pensa sia stata una delle residenze imperiali degli zar del primo impero bulgaro. Il cuore dorato e di 4 centimetri di larghezza e di 3,5 centimetri di altezza, si data alla metà del X secolo, durante il regno dello zar Pietro di Bulgaria, figlio dello zar Simeone I il Grande. La datazione del gioiello ha portato gli archeologi ad ipotizzare che sia appartenuto alla zarina Maria Lakapene, nobile bizantina, che sposò lo zar Pietro nel 927 prendendo il nome di Irene, che in greco significa "pace". Questo matrimonio suggellò il riconoscimento da parte dell'impero bizantino del titolo imperiale di zar, che deriva dal titolo romano Caesar.
Il gioiello era una decorazione per abiti. Il cuore è stato ricavato da oro di alta qualità ed è di manifattura costantinopolitana. Lo smalto che decora il cuore dorato è di cinque diversi colori: blu, verde, rosso, bianco ed avorio. Finora sono stati trovati gioielli simili in rame o in argento, che avevano, ovviamente, un costo più contenuto. Per questo gli archeologi pensano si tratti di un oggetto facente parte di un corredo imperiale. L'oggetto è stato rinvenuto ad 80 centimetri di profondità, all'interno di una costruzione di circa 22 metri di lunghezza e 19 metri di larghezza. All'interno di questa costruzione vi era una chiesa, dei balnea e delle abitazioni per la servitù.
Si pensa che la residenza in questione abbia avuto almeno tre piani. Contemporaneamente al ritrovamento del gioiello, gli archeologi hanno scoperto fregi in pietra calcarea ed altri frammenti architettonici facenti parti della decorazione della sala del Palazzo Imperiale di Veliki Preslav. La decorazione era a motivi di palmette, rosette e croci.

Foto:
archaeologyinbulgaria.com

martedì 18 ottobre 2016

I tesori nascosti dei Maya

Pendente maya in giada a forma di testa di serpente, Messico, Chiapas
o Guatemala (Foto: LACMA)
Gli archeologi hanno portato alla luce due tombe maya tra le rovine di Holmul in Guatemala. Gli artefatti scoperti all'interno delle sepolture gettano nuova luce sulla storia dei sovrani Maya il cui simbolo era una testa di serpente.
Le sepolture sono emerse a 482 chilometri a nord di Città del Guatemala e, secondo gli archeologi, risalgono ad un periodo compreso tra il 650 ed il 700 d.C., quando i maya dominavano queste terre. All'interno di una delle tombe è stato trovato un artefatto appartenente alla dinastia maya soprannominata "I Re Serpente" per il loro simbolo. Questi sovrani entrarono in conflitto con un'altra famiglia rivale.
Una delle tombe è stata inserita in una piramide e conteneva lo scheletro ben conservato di una persona di mezza età con i denti adornati di intarsi di giada. Una tibia, inoltre, aveva incise delle iscrizioni. L'archeologo Francisco Estrada-Belli della Boston University ha affermato che questo tipo di osso, sul quale sono state incise delle scritte, è un reperto molto raro, il che suggerisce che la tomba sia appartenuta ad un membro dell'élite dominante.
La seconda tomba, trovata in un'altra piramide, conteneva anch'essa i resti ossei di una persona di mezza età ed era decorata con manufatti in giada e vari vasi. Al suo interno è stato ritrovato un trofeo di guerra: un pendente in giada con un'iscrizione che indica la sua appartenenza ad un sovrano lontano: Yuknoom Ti' Chan, re Santo di Kaanul, membro di una misteriosa dinastia che, però, non governava su Holmul. Nelle sepolture erano presenti anche delle conchiglie, una delle quali era stata trasformata in un calamaio, delle ossidiane, ceramiche e oggetti in giada. I ricercatori hanno paragonato le scoperte a quelle fatte a Tikal, dove è stato ritrovato un osso intagliato con il nome di un prigioniero.

Fonte:
ancient-origins.net

lunedì 17 ottobre 2016

Insediamenti antichi scoperti in Inghilterra

Uno dei pozzi romani trovato ad Hillmorton, in Gran Bretagna (Foto: rugbyobserver.co.uk)
Un antico insediamento romano è stato riportato alla luce durante lo scavo per un nuovo complesso residenziale ad Ashlaw. Gli scavi hanno rivelato manufatti di duemila anni fa ed una presenza umana che risale all'Età del Bronzo.
Gli archeologi hanno scoperto un allineamento di pozzi risalente ad un periodo tra il 1000 e il 500 a.C.. Un secondo allineamento di pozzi ha restituito vasellame romano. Sono stati trovati anche dei forni, sul sito, utilizzati per produrre un particolare tipo di ceramica chiamato "belgica". Quanto è stato ritrovato sarà esaminato dagli esperti. L'insediamento è rimasto sconosciuto per secoli ed i manufatti potranno restituire uno spaccato della vita ad Hillmorton migliaia di anni fa.

Fonte:
rugbyobservere.co.uk)

domenica 16 ottobre 2016

Il cruciverba di Smirne

Il cruciverba/acrostico trovato a Smirne
(Foto: dailysabah.com)
A Smirne, in Turchia, è stato scoperto una sorta di cruciverba presso l'insediamento dove venne fondata l'attuale città di Izmir. Il cruciverba si trova sul muro della basilica posta nella piazza del mercato della città antica. E' composto di parole greche scritte dall'alto verso il basso e da sinistra verso destra.
Il responsabile degli scavi nell'agorà di Smirne, il Professor Akin Ersoy, ha affermato che l'antica città venne costruita 2500 anni fa. Del cruciverba dice che sembra un acrostico, al centro dell'incrocio si trova la parola "logos". Al momento è difficile dare un senso a questo cruciverba, dal momento che sono stati individuati anche dei nomi di persona: nomi di scienziati e storici che sostenevano al comunità cristiana dell'epoca, gravemente minacciata dalle autorità civili. Solitamente questi acrostici erano una sorta di comunicazione cifrata.

Fonte:
dailysabah.com

Vindolandia, la città delle...scarpe

Una delle calzature trovate a Vindolandia
(Foto:
 chroniclelive.co.uk)
Negli annuali scavi del forte di Vindolandia, nel Northumberland, dei volontari hanno riportato alla luce ben 421 scarpe da un fossa, una delle quali è sorprendentemente simile al modello sportivo moderno delle Adidas Predator.
Questa tipologia di scarpe era indossata una volta entrati in casa, in modo da non portare il fango dall'esterno all'interno. Si trattava di una calzatura confortevole e flessibile fabbricata con una tecnologia molto simile a quella moderna. La fossa nella quale sono state rinvenute le scarpe era parte del forte difensivo del III secolo, costruito in un momento delicato di scontri armati con le tribù britanniche del nord, quando intervenne anche l'imperatore Settimio Severo.
Le scarpe, unitamente a quanto poteva essere di peso e agli animali domestici, vennero gettate nel fossato quando il forte di Vindolandia venne abbandonato. Le calzature recuperate erano le più varie: scarpe di moda, pantofole da donna, stivali da marcia, scarpe per bambino, sandali, zoccoli, calzature per casa e per l'esterno. Sono tutte ben conservate.
Attraverso queste calzature si ha un'idea della popolazione di Vindolandia. Si pensa che questo forte abbia prodotto più scarpe romane rispetto a qualsiasi altro luogo dell'Impero Romano. Negli anni sono più di 7.000 le calzature emerse dal sito. Ora tutte queste scarpe sono sottoposte ad un trattamento conservativo, una vera sfida per i ricercatori di laboratorio.
Altre scarpe da Vindolandia (Foto: chroniclelive.co.uk)

Fonte:
chroniclelive.co.uk)

Ancora in uso la Fontana di Filippo (Philippeios Krini)

La Fontana di Filippo (Foto: drt915.gr)
La fontana di Filippo (Philippeios Krini) è una fontana di 2300 anni fa, commissionata da Filippo II di Macedonia ed è un vero miracolo che sia sopravvissuta fino ai nostri giorni, diventando la più antica opera idraulica ancora in uso oggi nel mondo.
Nel 338 a.C. il re Filippo II di Macedonia stabilì un accampamento nei pressi di Nestani, per attaccare la città di Amfissa, posta sul golfo di Corinto. In questo momento storico il potere del re macedone era in forte calo, a causa anche degli infruttuosi assedi di Perinto (340 a.C.) e di Bisanzio (339 a.C.). Il re, a questo punto, non poteva permettere che i residenti di Amfissa continuassero a coltivare la pianura di Crisaian, terra appartenente all'Oracolo di Delfi.
I macedoni restarono accampati a Nestani per molte settimane. Per fornire alle sue truppe acqua sufficiente, Filippo II ordinò di costruire una fontana, la Philippeios Krini. Il re vinse, poi, quella conosciuta come la quarta Guerra Sacra, ed espulse dalla città di Amfissa i suoi abitanti. Filippo II, però, godette per poco della sua vittoria e del suo potere restaurato: fu assassinato due anni dopo dalla sua guardia del corpo.
Già nel 2000 a.C. i Minoici e poi i Micenei svilupparono incredibili ed avanzate tecniche per la fornitura e il trasporto dell'acqua, per il drenaggio e per le fognature, per la protezione dalle inondazioni e per le irrigazioni. In epoca ellenistica i Greci avevano inventato, poi, la ruota ad acqua e la pompa, uno strumento che consentiva di sollevare l'acqua fino ai piani alti delle case.
Il villaggio di Nestani contiene anche un'altra fonte, quella di Dolina, che si credeva essere il luogo di nascita di Poseidone, figlio di Crono e Rhea. Poseidone venne lasciato, subito dopo la nascita, in un gregge di agnelli vicino Dolina. Quando Crono venne a cercare il bambino, Rhea dichiarò di aver dato alla luce un puledro. In questo modo Poseidone riuscì a sopravvivere e, divenuto adulto, il cavallo divenne il suo animale preferito. I residenti di Nestani usavano sacrificare cavalli a Poseidone.

Fonti:
Angelakis, A.N. and Demetris Koutsoyiannis "Ancient Greece. Encyclopedia of Water Science" (2003)
Hondos. "Filippeios Krini"

mercoledì 12 ottobre 2016

Ischia, i tedeschi riprendono gli scavi sull'isola

Scavi a Villa Arbusto (Foto: napoli.repubblica.it)
L'antica Ischia torna alla luce, tassello dopo tassello. E ci sono voluti i tedeschi della Fondazione Thyssen, con il loro cospicuo finanziamento, per ricominciare a scavare. Non c'era nessun dubbio sul fatto che l'area alle spalle del Museo Archeologico di Pithecusae di Villa Arbusto, a Lacco Ameno, avrebbe riservato nuove, sensazionali scoperte.
Così a Lacco Ameno è arrivata, nelle scorse settimane, un'équipe delle Università di Amburgo e Francoforte, guidata da Stephan Faust e Nadine Burkhardt, che ha finalmente ripreso le indagini, sospese da tempo per mancanza di fondi, a pochi metri da Mazzola, il quartiere metallurgico di età greca arcaica di almeno 500 metri quadri, ispezionato per la prima volta negli anni Sessanta (fu l'archeologo Giorgio Buchner a individuare le strutture legate a officine di un fabbro e di un bronzista) e nuovamente indagato dalla Soprintendenza Archeologica di Napoli nel 1998.
Le indagini di questi giorni hanno portato alla luce, quasi immediatamente, un muro in pietre in trachite squadrate, del tutto simile e con lo stesso orientamento di una struttura già individuata a Mazzola, inquadrabile nel VI secolo a.C. e non ancora integralmente scavata. "Il prosieguo dello scavo - spiega Costanza Gialanella, funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell'area metropolitana di Napoli, responsabile degli Uffici di Pozzuoli e Ischia - potrà, una volta poste in luce tutte l strutture, suggerire un utilizzo per l'area, da anni abbandonata: potrà essere infatti destinata a Parco Archeologico, annesso al Museo, o diventare un'area a verde in grado di ospitare funzioni culturali ricreative".
Gli scavi tedeschi di Ischia (Foto: napoli.repubblica.it)
Ma ora l'idea che questa piccola area che domina il versante di nordest della collina di Mezzavia, a pochi passi dal cuore pulsante di Lacco Ameno, propaggine dell'abitato di Pithekoussai (l'antico nome di Ischia, l'isola dei vasai), possa continuare a rivelare qualcosa della sua millenaria storia affascina studiosi e ricercatori. "Proprio qui, del resto, prese forma il più antico insediamento di Ischia, - racconta la Gialanella - situato di fronte al fianco orientale dell'acropoli di Monte di Vico, al di là di una zona bassa e pianeggiante che si prolunga verso nordovest nella valle di San Montano, era organizzato in un sistema di terrazze digradanti verso il mare. Le ricerche avevano già messo in luce un complesso di quattro strutture realizzate con pietre di trachite locale databili al periodo compreso tra la metà dell'VIII secolo a.C. e gli inizi del VII secolo a.C.. Poi, il sito è stato completamente abbandonato durante il primo quarto del VII secolo a.C., forse a causa di una frana o di un terremoto, fatta eccezione per un'area limitata rioccupata nella prima metà del VI secolo a.C., poi di nuovo abbandonata dopo qualche decennio".
E la storia di Ischia è del resto attraversata da calamità naturali, che hanno portato a disastri antichi e recenti, all'abbandono del villaggio di Punta Chiarito e al famigerato terremoto di Casamicciola, nel 1883. A due passi dalle teche che custodiscono la Coppa di Nestore i tedeschi potrebbero - chissà - portare alla luce nuove testimonianze di unità abitative e produttive del mondo greco arcaico: proprio qui fu rinvenuto un peso da bilancia di precisione, costituito da un dischetto di piombo incastonato in un anello di bronzo che doveva servire per pesare metalli preziosi e che - spiega il funzionario della Soprintendenza - "è una chiara testimonianza della presenza di un artigianato orafo strettamente connesso con l'ambito greco, con il quale l'antica Pithecusae intratteneva rapporti commerciali ad ampio raggio".
Quanto basta per prevedere la nuova campagna di scavo proprio dove - nel 1997, durante i lavori per la sistemazione di un'area verde alle spalle del Bar di Nestore a Villa Arbusto - emersero resti di strutture e frammenti di ceramica databili alla seconda metà dell'VIII secolo a.C.: tra questi, frammenti di crateri corinzi con decorazione dipinta. Ritrovamenti che, di fatto, portarono alla sospensione dell'originario progetto di costruire un centro congressi, in attesa di un momento propizio, soprattutto dal punto di vista economico, per intraprendere una campagna di scavi. "Oggi ci siamo, grazie a un progetto, definito d'intesa con la Soprintendenza, che merita piena condivisione", sottolinea l'assessore alla cultura del Comune di Lacco Ameno, Cecilia Prota. Ci sono voluti i tedeschi, però...

Fonte:
napoli.repubblica.it

martedì 11 ottobre 2016

La nuova "casa" del Tuffatore di Paestum...

La scena principale della Tomba del Tuffatore di Paestum (Foto: ansa.it)
Una "nuova casa" per la Tomba del Tuffatore. Grazie ad una sinergia tra pubblico e privato il prezioso manufatto viene esposto nella sala "Mario Napoli" del museo di Paestum, che è stata completamente rinnovata. Accanto a quella del Tuffatore, reperto davvero singolare risalente al 480 a.C., ritornata a Paestum dopo essere stata esposta a Napoli, viene esposta anche la Tomba delle Palmette, scoperta tempo fa ma che è ancora oggetto di studi.
La nuova collocazione della Tomba del Tuffatore è stata presentata alla stampa dal direttore del museo di Paestum, Gabriel Zuchtriegel che si è detto emozionato: questo restauro "esprime la nostra filosofia che ci guiderà per i prossimi anni". Niente interventi megalomani ma, ha aggiunto "riqualificazione del ricchissimo patrimonio archeologico, architettonico e artistico che abbiamo".
La ristrutturazione della sala "Mario Napoli" è avvenuta grazie alla donazione di 25mila euro di un imprenditore, Antonio Palmieri, della tenuta Vannulo.

Fonte:
ansa.it

Bulgaria, Plovdiv, trovate sepolture su mosaici paleocristiani

Una delle sepolture medioevali trovate nell'antica basilica di Plovdiv
(Foto: BGNES)
Una necropoli con un totale di almeno 18 sepolture medioevali è stata scoperta al di sopra dei mosaici pavimentali della paleocristiana basilica bizantina di Plovdiv, nel sud della Bulgaria. La necropoli è emersa durante gli scavi ed il restauro della grande basilica paleocristiana di V secolo d.C., contenente dei mosaici mozzafiato. Le sepolture si trovano nella navata settentrionale della chiesa, i corpi sono stati deposti proprio sopra gli antichi mosaici. Gli archeologi non hanno ancora rivelato la precisa datazione delle sepolture medioevali, ma sono trapelate voci che esse risalgano al X-XI secolo, circa cinquecento anni dopo la distruzione della basilica paleocristiana.
Una delle sepolture trovate a Plovdiv (Foto: Plovdiv24)
Non tutti gli scheletri sono stati interamente conservati, molte ossa sono state trovate sparse. Una delle sepolture ospitava lo scheletro di un bambino con quattro bracciali di vetro al braccio sinistro. Il corpo di un uomo è stato posto direttamente sopra il pavimento musivo tardoantico: si trattava, con tutta probabilità, di un sacerdote, dal momento che gli archeologi hanno scoperto, accanto al teschio, due croci in bronzo, delle engolpions (o encolpions), elementi religiosi del cristianesimo ortodosso orientale indossate solitamente sul petto. Forse le due engolpions contengono reliquie dei santi, secondo un'usanza medioevale, ma i manufatti devono ancora essere esaminati.
Altre due sepolture contengono i resti di adolescenti, forse di sesso femminile, dal momento che vi sono stati rinvenuti un paio di orecchini in bronzo. Si pensa che le prime sepolture di questa necropoli risalgano al periodo immediatamente successivo alla distruzione della grande basilica di Plovdiv, vale a dire nel VI secolo d.C., mentre le ultime sepolture sono con tutta probabilità del tardo medioevo.
Una delle sepolture trovate proprio al di sopra dei mosaici antichi
(Foto: Monitor daily)
Gli archeologi hanno anche portato alla luce il presbiterio dell'antica basilica, che è circondato da grandi blocchi in marmo, nonché l'abside dell'edificio religioso. Nell'estate di quest'anno gli archeologi hanno scoperto nove grandi colonne in marmo, durante lo scavo della basilica. Quest'ultima si trova vicino l'odierna cattedrale cattolica di San Ludwig, nel centro di Plovdiv, a pochi metri dalla residenza del vescovo cattolico di Sofia e Plovdiv.
La grande basilica paleocristiana (o basilica vescovile) che si trova nell'attuale città di Plovdiv (antica Philipopolis) è stata scoperta nel 1982. Da allora non è stata più scavata fino ad oggi. Si tratta di un edificio religioso di dimensioni impressionanti, lungo 86,30 metri (il naos e l'abside da soli misurano 56,50 metri di lunghezza) per una larghezza stimata di 38,50 metri, costruito sulle fondamenta di un edificio precedente di dimensioni simili e, probabilmente, di funzioni anch'esse simili. L'interno della basilica era spartito in tre navate e pavimentato con mosaici paleocristiani unici nel loro genere, per una superficie di 700 metri quadrati. I pavimenti musivi sono stati applicati in due momenti diversi della costruzione. I mosaici a motivo prevalentemente geometrico con immagini di uccelli sono stati posti in opera nel V secolo d.C.. Sono state identificate, in queste vere e proprie opere d'arte, ben 70 specie diverse di uccelli, alcuni dei quali sconosciuti. La basilica venne distrutta nel VI secolo, probabilmente durante le invasioni barbariche.

Fonte:
archaeologyinbulgaria.com

Bulgaria, sale e oro ricchezze dell'Età Calcolitica

Parte del tesoro in gioielli d'oro trovato a Solnitsata
(Foto: BGNES)
Diversi manufatti d'oro fabbricati 6500 anni fa sono stati scoperti dagli archeologi bulgari insieme a numerosi altri reperti nell'insediamento preistorico di Solnitsata, soprannominata la "città preistorica più antica d'Europa", nel nordest della Bulgaria.
Gli oggetti d'oro risalgono al 4500 a.C. circa, secondo l'archeologo Vasil Nikolov, dell'Istituto Nazionale e Museo Archeologico di Sofia. Gli scavi a Solnitsata sono saliti agli onori della cronaca circa un anno fa, con la scoperta di un manufatto d'oro di 6300 anni fa. Nel settembre di quest'anno, poi, il Professor Nikolov ha annunciato la scoperta di un pozzo d'acqua di 6400 anni fa, in cui è ancora presente dell'acqua ad una profondità di 8 metri.
Finora gli archeologi hanno rinvenuto un totale di 400 reperti. Il professor Nikolov ha rimarcato l'importanza di Solnitsata durante il Calcolitico (Età del Rame), quando il sale era la più preziosa delle risorse, una materia prima nonché una moneta. Soltanto più tardi venne sostituito dall'oro. L'eccezionale quantità di manufatti in oro ritrovati a Solnitsata, in una delle tre fortezze che la componevano, indicano che in città risiedevano, nel V millennio a.C., gli abitanti più ricchi d'Europa. Non è un caso che il tesoro aureo più antico del mondo, il tesoro d'oro di Varna, è stato scoperto nelle vicinanze, a 40 chilometri ad est, nella necropoli calcolitica di Varna, vicino al Mar Nero.
Il ministro per la cultura bulgaro Rashidov, a sinistra, ammira i nuovi
ritrovamenti aurei (Foto: Provadiya-Solnitsata Prehistoric Settlement)
Gli archeologi hanno anche lavorato sulla parziale ricostruzione di un muro in pietra del 4500 a.C., utilizzando il metodo "anestilosis", vale a dire utilizzando materiali originali superstiti. Il muro preistorico ha una lunghezza di almeno 324 metri e fino a 4,3 metri di spessore per 5 metri di altezza e venne edificato in un momento storico - il Tardo Calcolitico - in cui l'Europa aveva a malapena qualche fortificazione in pietra.
Un'altra importante scoperta, oltre ai reperti dell'Età Calcolitica, sono gli artefatti forgiati dai Traci nel Tardo Periodo Ellenistico, in particolare i frammenti delle cosiddette tazze di Megara, prodotte nel sud della Grecia. Finora erano state trovate tazze di Megara solo nelle colonie greche sulla costa del Mar nero, nel sud della Bulgaria. Per la prima volta le stesse tazze sono state trovate all'interno del Paese, a circa 40-50 chilometri dalla costa del Mar Nero.
L'insediamento preistorico di Provadiya-Solnitsata si trova 6 chilometri a sudest dell'attuale città di Provadiya, nel distretto di Varna, nel nordest della Bulgaria. Si tratta di un insediamento preistorico, trasformato, in seguito, in una grande necropoli a tumulo di età tracia. L'insediamento preistorico si trova nei pressi dell'unico deposito di salgemma della parte orientale della penisola balcanica.
Il pozzo di 6400 anni fa con acqua presente a 8 metri di profondità
(Foto: TV grab from bTV)
L'estrazione del sale iniziò nel Tardo Neolitico (5400-5000 a.C.), quando i residenti producevano, grazie all'utilizzo di forni a cupola di grandi dimensioni, dei mattoni di sale utilizzati sia come moneta di scambio che per la conservazione della carne. L'insediamento di Provadiya-Solnitsata è il centro di produzione e di scambio di mattoni di sale più noto e più antico conosciuto in Europa.
La vita di Providiya-Solnitsata continuò durante il Medio Calcolitico (4600-4500 a.C.) per tutto il Tardo Calcolitico (4500-4200 a.C.), quando la cultura locale costruì un importante complesso per la conservazione del sale che sostituì le saline all'aperto. L'insediamento ha restituito anche le più antiche case in pietra d'Europa, utilizzate sia come abitazioni che come piccoli stabilimenti per la lavorazione del sale ed anche un granaio, nel quale gli archeologi hanno trovato quattro falci ricavate dalle corna di cervo.
Gli archeologi ritengono che la fortuna della cultura di Provadiya-Solnitsata è collegata proprio all'accumulo e al commercio del sale, ricchezza che è ampiamente dimostrata dall'oro di Varna. Le ricchezze dell'insediamento dovevano essere protette, così durante il Medio Calcolitico, gli abitanti di questo insediamento costruirono una fortificazione costituita da un fossato, da un baluardo in pali di rovere ricoperti da argilla. Questi ultimi vennero distrutti da un terremoto all'incirca nel 4500 a.C., costringendo gli abitanti a costruire nuove mura in pietra, anch'esse andate distrutte a causa di un terremoto.

Fonte:
archaeologyinbulgaria.com

Cina, sepoltura preistorica nella...cannabis

La sepoltura appena scoperta nella necropoli di Jiayi (Foto: Hongen Jiang)
Un corpo avvolto in piante di cannabis è stato rinvenuto in una tomba di età preistorica in Cina. Il ritrovamento suggerisce che la cannabis era, un tempo, utilizzata per scopi rituali.
L'uomo sepolto in questo modo particolare, aveva circa 35 anni, al momento della morte, e venne sepolto nella necropoli di Jiayi Turpan, nel nordovest della Cina. Gli archeologi hanno detto che le piante utilizzate avevano circa un metro di lunghezza e sembrano essere state disposte come un sudario. La datazione al radiocarbonio ha rivelato che la sepoltura risale ad un periodo compreso tra i 2800 e i 2400 anni fa.
I ricercatori affermano che sono ben 13 le piante di cannabis quasi intere utilizzate come sudario. Si tratta di una scoperta unica nel suo genere, che può fornire ulteriori informazioni sull'utilizzo rituale di questa pianta nell'Eurasia centrale in età preistorica. Ulteriori ricerche hanno rivelato che le popolazioni dell'Eurasia centrale utilizzavano frequentemente, nella preistoria, la cannabis per scopi sia medicinali che rituali.
Il corpo del defunto era stato adagiato su un supporto di legno e sotto il capo gli era stato posto un cuscino fatto di canne. Le radici delle piante di cannabis sono state disposte sul suo bacino, mentre la parte superiore delle piante è stata disposta sul tronco e sul volto. La sepoltura è stata associata alla cultura di Subeixi, conosciuta come Regno di Gushi, esistente nella zona già 3000 anni fa.

Fonte:
Ian Johnston, from Indipendent

Bulgaria, trovata la sepoltura medioevale di un archimandrita

Gli archeologi Hitko Vachev e Iliyan Petrakiev mostrano la sepoltura
appena scoperta (Foto: Yantra Dnes daily)
Gli archeologi bulgari che stanno scavando tra le rovine di un monastero ai piedi della fortezza di Tsarevets, a Veliko Tarnovo, in Bulgaria, hanno trovato la sepoltura di quello che potrebbe essere uno degli ultimi sacerdoti di Tarnovgrad, la capitale del secondo impero bulgaro (1185-1396/1422), prima che questa venisse presa dagli invasori Ottomani.
La fortezza di Tsarevets, insieme con la fortezza, recentemente restaurata, di Trapesitsa, erano le due cittadelle della Tarnovgrad medioevale, capitale del secondo impero bulgaro per 208 anni. La sepoltura dell'anziano sacerdote medioevale è stata scoperta dagli archeologi guidati dal Professor Hitko Vachen e da Iliyan Petrakiev, del Museo Regionale di Storia di Veliko Tarnovo. Il sacerdote è stato sepolto tra le rovine del monastero della Santa Madre di Dio, un grande edificio religioso della Tarnovgrad medioevale, una delle più grandi scoperte archeologiche del 2014 in Bulgaria.
Le rovine del monastero si trovano a sudest della collina dove sorge la fortezza di Tsarevets, nella cosiddetta Frenkhsar, o Frankish Quarter di Tarnovgrad. La tomba era situata in un'ottima posizione, all'interno del grande monastero medioevale, tra la chiesa e l'edificio residenziale di quest'ultimo e risalirebbe alla fine del XIV o all'inizio del XV secolo. Il sacerdote che vi è seppellito morì all'età di circa 60 anni e soffriva di artrite, a giudicare dalle ossa. Il suo corpo è stato deposto in posizione semiseduta.
Le rovine del monastero medioevale della Santa Madre di Dio, ai piedi
della collina di Tsarevets, a Veliko Tarnovo (Foto: Trud daily)
"Non ci sono elementi di corredo, all'interno della tomba, ma alcune caratteristiche della camera funeraria ci fanno pensare che la persona sepolta all'interno fosse un vesco o un archimandrita. - Ha dichiarato l'archeologo Hitko Vachen. - Secondo la tradizione dell'epoca, dopo la loro morte i sacerdoti anziani erano posti su un trono. Il corpo del sacerdote venne deposto su un tavolo, con la schiena sorretta da cuscini. In questo modo il corpo rimane in posizione semi seduta, posizione che richiede una certa architettura della tomba. Una sepoltura del genere non è stata mai rinvenuta, finora, in Bulgaria", ha concluso l'archeologo.
Sono solamente tre le sepolture, trovate in Bulgaria, paragonabili a quella appena scoperta. Una è stata rinvenuta a Veliki Preslav, nel nordest del Paese, capitale del primo impero bulgaro (632/680-1018) ed era la sepoltura di un funzionario di alto rango; poi vi è la tomba di un vescovo trovata a Kardzhali, nella Bulgaria meridionale e quella ritrovata nella chiesa di San Nicola a Melnik, nella Bulgaria sudoccidentale. Nessuna sepoltura analoga è mai stata trovata a Veliko Tarnovo.
Gli ultimi ritrovamenti negli scavi del monastero (Foto: Yantra Dnes daily)
Il Professor Vachen aggiunge che si conoscono i nomi degli ultimi vescovi di Tarnovgrad e che questi vennero sepolti in un altro monastero medioevale. La persona sepolta nella tomba appena ritrovata era, con tutta probabilità, un archimandrita, un titolo onorifico concesso per aver dato uno speciale contributo alla Chiesa e al cristianesimo. Gli archeologi sono riusciti a raccogliere sia le ossa che l'abbigliamento con il quale l'anziano sacerdote è stato sepolto.
Il monastero della Santa Madre di Dio era considerato uno dei luoghi più sacri della medioevale Tarnovgrad. Il complesso di edifici che lo compongono copre un'area di quasi due ettari, dei quali è stata, al momento, scavata solo una piccolissima parte. Nel 2015 il Professor Vachen ha fatto la prima importante scoperta, una sala da pranzo, poi, sotto i ruderi del monastero medioevale, sono emerse le rovine di una grande basilica vescovile di epoca bizantina. Questo ha portato i ricercatori a pensare che Veliko Tarnovo (Tarnovgrad) avesse assunto, nel medioevo, il ruolo della vicina città romana, abbandonata, di Nicopolis ad Istrum.
Nel Frankish Quarter vi è la torre detta di Baldovino, dal nome dell'imperatore Baldovino I di Costantinopoli, sovrano dell'impero latino dell'epoca della terza crociata, il quale venne imprigionato in questa torre, fino alla morte, dopo la sconfitta, ad opera dello zar bulgaro Kalojan (1197-1207), nella battaglia di Adrianopoli

Un antico mortaio romano trovato in Inghilterra

Il mortaio romano in mostra al Museo del Warwickshire
(Foto: redditchstandard.co.uk)
Un mortaio romano di 2000 anni fa, utilizzato come vaschetta per acqua per uccelli, è in mostra al Museo Romano del Warwickshire, in Gran Bretagna. Il manufatto è stato trovato da un residente del luogo nel suo giardino qualche anno fa, ed è stato utilizzato dallo stesso rinvenitore come vaschetta per il suo uccellino. Quando la figlia del Sig. Ray Taylor, colui che aveva ritrovato l'oggetto, ha visitato il Museo, ha notato la presenza di manufatti simili a quello posseduto dal padre ed ha suggerito a quest'ultimo di portarlo al Museo per saperne di più.
Sara Wear, curatrice del reparto di storia umana del Museo di Warwickshire, ha identificato la ciotola trovata dal Sig. Taylor come un mortaio quasi completo di epoca romana (II-III secolo d.C.). Il mortaio era stato utilizzato, in passato, per macinare erbe, spezie ed altri ingredienti che facevano parte di salse dal gusto forte così tanto amate dai romani e che, comunque, servivano anche a mascherare il sapere non sempre fresco della carne.
Il mortaio trovato dal Sig. Taylor nel suo giardino potrebbe essere stato fabbricato a Mancetter, vicino Atherstone, dove è stato identificato un'importante fabbrica di questi oggetti. Naturalmente il Sig. Taylor ha immediatamente donato il mortaio al Museo di Warwickshire.

Fonte:
redditchstandard.co.uk

sabato 8 ottobre 2016

Svezia, trovata una stele runica

La pietra runica trovata ad Uppsala
(Foto: Emelie Sunding/Upplandsmuseet)
Una stele runica di epoca vichinga, sparita da più di due secoli, è stata trovata per caso da un'archeologa svedese. Il ritrovamento è avvenuto durante i lavori per l'installazione di un parafulmine ad Hagby Church, ad Uppsala, in Svezia.
"Sapevamo che qui era stata costruita una chiesa medioevale", ha dichiarato l'archeologa Emelie Sunding, del museo di Uppland, presente agli scavi per preservare qualsiasi manufatto fosse stato ritrovato. La pietra runica misura 180 centimetri per 135 e venne scolpita nella metà dell'XI secolo. Venne utilizzata come soglia del portico della chiesa, prima di scomparire quando questa venne abbattuta nel 1830. La pietra è ben conservata, anche se ne manca un pezzo che non permette di decifrare interamente l'iscrizione presente.

Stonehenge, trovato il dente di un cane vissuto nel Mesolitico

Dente di cane simil-alsaziano trovato a poca distanza da Stonehenge
(Foto: University of Buckingham/PA)
Gli archeologi inglesi hanno scoperto le prove di quello che credono essere il primo viaggio conosciuto della storia britannica, da York a Wiltshire. Un viaggio compiuto 7000 anni fa da un cacciatore del Mesolitico e dal suo cane.
L'indagine scientifica di un dente di cane trovato in un sito poco distante da Stonehenge ha dato il via ad una serie di interessanti ed emozionanti scoperte. La prima tra tutte è la certezza che gli uomini del Mesolitico sapevano come addomesticare i cani e li utilizzavano, molto probabilmente, per la caccia. Inoltre, scoperta più affascinante, l'animale, del quale è stato trovato un dente, e l'uomo che ne era padrone hanno fatto un viaggio lungo ed estenuante.
I ricercatori dell'Università di Durham hanno effettuato un'analisi isotopica dello smalto dentale del cane al quale apparteneva il dente, ed hanno scoperto che l'animale proveniva dalla zona di York e che era, molto probabilmente, simile ad un incrocio tra un alsaziano e un lupo. Il responsabile degli scavi, l'archeologo David Jacques, ha affermato che questo ritrovamento aiuta a chiarire un poco il panorama preistorico della regione. In precedenza si erano scoperti manufatti che indicavano i lunghi viaggi compiuti dall'uomo nel Mesolitico, Jacques ritiene che questi spostamenti siano avvenuti in un lasso di tempo di 4000 anni, dall'8000 a.C. al 4000 a.C.
Altre scoperte riguardano il cibo consumato dagli uomini vissuti nel Mesolitico: enormi buoi noti con il nome di uri, salmoni, trote, nocciole e addirittura rane. David Jacques ritiene che la località in cui sono state fatte queste straordinarie scoperte, Blick Mead, sia cruciale per la comprensione del cerchio di pietre di Stonehenge, eretto nel tardo Neolitico (2500 a.C. circa).

Fonte:
theguardian.com

giovedì 6 ottobre 2016

Turchia, un contratto di affitto di 2200 anni fa

Scavi di Teos (Foto: DHA)
Gli scavi in corso nell'antica città di Teos, nei pressi di Izmir, in Turchia, hanno portato alla luce un'iscrizione di 2200 anni fa, che doveva essere il più completo accordo di affitto della storia dell'Anatolia. L'accordo sembra essere stato effettuato da un garante e sei testimoni, tra i quali i notabili della città, ed enumera le punizioni per l'uso improprio di un terreno sul quale erano stati costruiti degli edifici.
Il Professor Mustafa Adak, responsabile del Dipartimento preistorico di lingue e culture dell'Università di Akdeniz, ha affermato che Erodoto ha fornito informazioni sull'antica Teos, situata, secondo lo storico "nel posto più mite del mondo". Qui gli scavi sono stati effettuati nel 1960 per poi essere ripresi nel 2010, sotto la guida del Professor Musa Kadioglu, capo del Dipartimento di Archeologia dell'Università di Ankara.
Tra le molte iscrizioni già ritrovate a Teos, una è particolarmente interessante poiché contiene molti particolari su un accordo, inciso su una stele di 1,5 metri di lunghezza. Si tratta di un accordo dettagliato secondo il quale uno studente, di nome Neos e di circa 20-30 anni, aveva ricevuto in eredità, da una persona di Teos, un appezzamento di terreno comprensivo delle strutture soprastanti e degli schiavi che l'abitavano. Per sostenere le spese relative al mantenimento del terreno, Neos lo aveva affittato. L'iscrizione menzione anche un santo altare posto sul terreno, che alcune persone volevano utilizzare per tre giorni l'anno. La terra, poiché santificata dall'altare, era esente da imposte. Il terreno venne affittato ad un'asta e il nome del noleggiatore è stato riportato nell'iscrizione.
La metà dell'iscrizione è dedicata alle forme di punizione. Se il noleggiatore procurava danni alla terra, non pagava l'affitto annuo o non riparava gli edifici, sarebbe stato punito. Musa Kadioglu ha affermato che l'iscrizione è stata rinvenuta nella parte occidentale del Tempio di Dioniso e può essere importantissima per fornire informazioni sulla vita sociale e il sistema giudiziario di Teos in epoca ellenistica.

Fonte:
hurriyetdailynews.com

mercoledì 5 ottobre 2016

L'idolo di Missionis

L'idolo in bronzo trovato a Missionis (Foto: Targovishte Municipality)
Un tempio pagano di tarda età romana è stato scoperto, quest'estate, nella città di Missionis, nella Bulgaria nordorientale, conosciuta come fortezza di Krum e Kosovo nel medioevo. Il tempio romano risale al II-III secolo d.C., secondo i responsabili degli scavi, gli archeologi Angel Konakliev, del Museo di Storia della regione di Targoviste, e Nikolay Ovcharov, dell'Istituto Nazionale e Museo di Archeologia. L'identificazione dell'edificio con un tempio è stata confermata dal ritrovamento di una figurina votiva in bronzo, in cima ad un bastone, che raffigura un uccello.
Il tempio aveva un pavimento in mattoni ed un tetto coperto da piastrelle decorate. Le rovine hanno una lunghezza di 6,5 metri ed una larghezza di 4,5 e giacevano sotto un edificio di XIII-XIV secolo. Nel medioevo le invasioni barbariche costrinsero la popolazione di Missionis a trasferirsi sulla vicina collina. Il tempio venne trasformato in un edificio di culto cristiano, la sua datazione è stata possibile grazie al ritrovamento di monete, di una lampada e della statuetta votiva in bronzo raffigurante un uccello.
La statuetta votiva è composta da una sorta di ago di 20 centimetri in bronzo con all'estremità la figurina di un uccello. Reperti del genere, dicono gli archeologi, si trovano sono in edifici religiosi. I ricercatori pensavano, inizialmente, di essere in presenza di un grande edificio pubblico citato dal geografo arabo Al-Idrisi.
Gli archeologi hanno lavorato anche sul quartiere medioevale della città, situato ad oriente, su delle terrazze. Finora sono stati scoperti 20 edifici. La città di Missionis si oppose duramente contro gli invasori Ottomani, finquando, nel XIV secolo, dopo un lungo assedio, venne distrutta.

Fonte:
archaeologyinbulgaria.com

Gli anelli del guerriero greco

Uno degli anelli rinvenuti nella tomba del guerriero dell'Età del Bronzo
(Foto: Chronis Papanikolopoulos, University of Cincinnati)
E' stato finalmente risolto il mistero che accompagnavano quattro magnifici anelli d'oro di matrice greca, rinvenuti nella sepoltura di un guerriero greco dell'Età del Bronzo. I ricercatori ritengono che siano alcuni dei migliori esempi di passaggio dalla cultura minoico-micenea alla prima società greca.
Gli anelli sono realizzati con più fogli d'oro da un artigiano altamente qualificato, che mostra di possedere una tecnica straordinaria che, al giorno d'oggi, richiederebbe l'ausilio del microscopio. Le immagini sugli anelli sono una dettagliata iconografia minoica. Uno degli anelli reca incisa la scena, tipicamente minoica, del salto del toro che ha, come protagoniste, delle figure femminili. Una di queste figure è, forse, una dea che impugna un bastone, accompagnata da due uccelli.
Lo specchio trovato anch'esso nella sepoltura del guerriero
(Foto: University of Cincinnati)
Un altro anello mostra cinque donne intorno ad un santuario legato all'acqua. Secondo gli studiosi si tratta del più grande anello-sigillo d'oro conosciuto nel mondo Egeo. L'ultimo dei quattro anelli mostra una scena di offerta ad una dea seduta su un trono. Tra gli altri oggetti presenti nella tomba del guerriero, vi sono una spada in bronzo con manico d'oro e d'avorio ed un pugnale con l'elsa in avorio, oltre ad una stringa ornata di perle, coppe d'oro, uno specchio in bronzo, pettini in avorio, una placca sempre in avorio, intagliata con la figura di un grifone e gioielli d'oro in stile minoico decorati con figure di divinità, animali e motivi floreali.
Il guerriero a cui appartenevano tutti questi elementi di corredo è stato sepolto con una testa di toro in bronzo, simbolo della sua forza e della sua autorità. I ricercatori non sanno ancora se l'uomo sia stato sepolto dai Minoici o dai Micenei che avevano adottato elementi della cultura minoica nella costruzione delle case e negli abiti.
La tomba del giovane guerriero di 30-35 anni venne scoperta durante gli scavi nel Palazzo di Nestore, antico di 3500 anni e costruito nel Peloponneso, sulla sommità della collina di Epano Englianos, vicino a Pylos. Si tratta del palazzo miceneo meglio conservato scoperto finora. Si trattava di un edificio a due piani, con sale per ricevimenti, bagni, magazzini e un sistema fognario ben strutturato.

domenica 2 ottobre 2016

Trovato l'anfiteatro romano di Aquileia

Resti del teatro romano di Aquileia in fase di scavo
(Foto: messageroveneto.gelocal.it)
La città romana di Aquileia regala altre eccezionali scoperte archeologiche. Gli scavi in corso nell'area demaniale di Palazzo Brunner (in corrispondenza del settore sudoccidentale dell'edificio, mai oggetto prima di sondaggi di scavo) hanno portato alla luce alcune murature dell'anfiteatro romano, che secondo gli archeologi ricorda, per quanto concerne la forma, l'Arena di Verona. Un ulteriore passo in avanti, che consente di aggiungere preziose informazioni in merito ai monumenti pubblici della città, di cui si conosce ancora poco.
La campagna di scavo nell'area dell'anfiteatro romano, la seconda, è stata condotta da un'équipe dell'Università di Verona (Dipartimento culture e civiltà), sotto la direzione di Patrizia Basso. Il gruppo di lavoro è formato da studenti della laurea magistrale in Quaternario Preistoria e Archeologia delle Università di Ferrara, Verona, Trento e Modena e da dottorandi e dottori di ricerca dell'Università di Verona con il supporto logistico della ditta Sap. Si tratta di un intervento su concessione di scavo ministeriale, in accordo con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia.
"Gli scavi condotti nel settore orientale dell'edificio, già a partire dal 1700 fino agli anni '40 del Novecento - argomenta Patrizia Basso - avevano permesso di conoscere le dimensioni complessive dell'edificio e l'ubicazione nell'ambito della città romana e di avere indicazioni generali sulla sua planimetria. Restavano da chiarire molti aspetti architettonico-strutturali e l'inquadramento cronologico. Dopo la metà del Novecento non erano stati avviati scavi su questa costruzione così importante e monumentale della città".
Grazie all'apertura di una lunga trincea di scavo, gli archeologi stanno verificando l'intera sezione dell'edificio, a partire dall'esterno fino all'arena, ossia lo spazio all'interno del quale si svolgevano i combattimenti tra gladiatori. "Fino ad ora - aggiunge Basso - sono stati messi in luce tratti di murature ben conservate in alzato (anche per un metro e 60 centimetri in altezza) pertinenti a uno dei muri ellittici e a 6 dei muri radiali che sostenevano le gradinate per il pubblico. Dai dati desunti si è potuto capire, e qui sta la novità scientifica rispetto a quanto fino ad oggi ipotizzato, che l'edificio era interamente costruito su un sistema di murature autoportanti e non in parte su terrapieno e con arena scavata nel terreno, come si pensava". Questo dato ribadisce l'assoluta monumentalità dell'edificio e la complessità della sua costruzione, che dovette richiedere un importante quantitativo di materiale lapideo e maestranze qualificate.
Rispetto a quanto emerso con la campagna 2015 e in base a tutte le conoscenze pregresse, almeno parte delle murature si conservano molto bene nella loro monumentalità, nonostante l'area sia stata anche oggetto di pesanti spoliazioni nel corso dei secoli. 

Fonte:
messaggeroveneto.gelocal.it

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