martedì 8 agosto 2017

I fuggiaschi della villa di Lucius Crassius Tertius

I resti dei fuggiaschi trovati nella villa di Lucius Crassius Tertius
(Foto: napoli.repubblica.it)
Nella villa romana di Lucius Crassius Tertius, a Torre Annunziata, un team di studiosi statunitensi ha studiato gli scheletri di 54 fuggiaschi, già venuti alla luce negli anni '90. Scoprendo che molti dei resti recuperati appartenevano a gruppi familiari.
Le due donne avevano cercato rifugio dalla furia dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. nella Villa di Lucius Crassius Tertius, affacciata sul golfo di Napoli, a Oplontis, nell'area suburbana di Pompei. Erano in attesa, come dimostrano i resti di un feto di 36 settimane ritrovato nella cavità addominale dello scheletro di una delle due. Una gravidanza quasi a termine.
Le indagini e gli studi antropologici, isotopici e di Dna sono condotti in collaborazione con l'Università del Michigan (Professor Nicola Terrenato) e dell'Università della West Florida (Professoressa Kristina Killgrove), con l'aiuto di Andrea Acosta, una dottoranda dell'Università della South Carolina.
Il bimbo mai nato di Oplontis (Foto: napoli.repubblica.it)
Le ricerche stanno rivelando interessanti informazioni sullo stile di vita e le patologie diffuse nel mondo romano del I secolo d.C.. In questi giorni gli studiosi americani hanno concluso una prima fase dell'indagine, che continuerà fino alla metà del mese di agosto direttamente a Torre Annunziata, all'interno della villa romana. Si tratta di esami condotti per la prima volta nell'area pompeiana su un contesto così ampio e complesso; finora studi del genere si erano concentrati nella sola zona di Ercolano.
Molte delle vittime di Oplontis erano biologicamente correlate, vista la presenza riscontrata di tratti genetici comuni, che le indagini sul Dna su campioni di denti e ossa verificheranno. In particolare, molti di loro presentavano denti incisivi di forma caratteristica, che si riscontra raramente in scheletri del I secolo d.C. di altri ambienti romani e che sembrerebbe quindi accomunarli.
In più, dall'esame degli scheletri gli studiosi Usa hanno ipotizzato che gli antichi fuggitivi di Oplontis godessero di buona salute. Nell'area vesuviana, infatti, è possibile, a differenza di quanto accade in genere per i resti umani scoperti in tombe, e quindi relativi a individui morti anche a cause di malattie, studiare stili di vita su soggetti sorpresi in vita dall'eruzione, di differenti età e sesso. Nel caso di Oplontis le analisi sono rese ancora più interessanti proprio per i legami di parentela scoperti tra le vittime.
Lo studio in corso offre informazioni sulle abitudini di vita e l'alimentazione. Non sono state trovate per ora tracce di anemia: gli antropologi ipotizzano che a Oplontis malattie quali la malaria non erano presenti e che la popolazione aveva una dieta equilibrata.
Quello che, invece, colpisce è la pessima salute dentale degli antichi Romani di Oplontis. Molti scheletri rinvenuti presentano mascelle mancanti di denti o con denti deteriorati, con numerose carie ed erosione dentale. In alcuni bambini e adolescenti, l'analisi della dentatura sembrerebbe denunciare un periodo prolungato di malattia o di fame.

Fonte:
napoli.repubblica.it/cronaca
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